Lascolto e poi la capacita di immedesimarsi sono abilita che supportano linclusione

Allenare l’ascolto per apprezzare le voci delle diversità

Allenare l’ascolto per apprezzare le voci delle diversità. Le riflessioni di Alessandra Tatoni

Ci siamo incontrati la prima volta nel 2018, a Milano, per organizzare un’attività di team building per un piccolo gruppo di colleghi. Poi abbiamo atteso la fine della pandemia per tornare, nel 2021 a Reggio Emilia: in questo caso il gruppo era più grande e l’attività outdoor era destinata a fare riemergere quella collaborazione tra colleghi che si era assopita durante il lockdown. Ora nel 2021, con il prezioso contributo di Daniele Cassioli prima, Nicoletta Tiberini poi (rispettivamente campione di sci nautico paralimpico e musical coach dello staff di www.corefab.it), l’attività prosegue. E viene centrata sul tema dell’ascolto. E di quanto l’ascolto sia importante per apprezzare tutte le voci della diversità. Tutte le storie aziendali. Quelle storie delle persone che, per natura, sono diverse tra loro. Che costituiscono il panorama di un’azienda che riesce, umanamente, ad essere migliore solo quando le avrà ascoltate tutte. Così come sta accadendo in CBRE GWS con l’indispensabile contributo di Alessandra Tatoni, Sales & Marketing Director e DE&I Champion Italy, che abbiamo scelto di intervistare per approfondire il tema. 

Ciao Alessandra. E grazie di questo spazio, e del tuo tempo. Vorremmo che raccontassi al nostro pubblico qualcosa di te, magari partendo da una domanda che, durante le attività di team building, facciamo spesso: al di là quello che sei e fai ora, cosa sognavi fare da bambina? E come lo leghi a quanto fai oggi? 

Da bambina in realtà avevo molti sogni: dal diventare una archeologa, a scrivere la migliore storia fantastica del mondo (ma lì mi ha superato J.K. Rowling) fino a diventare regista di film!

Cosa c’è di tutti questi sogni nel mio attuale lavoro? Molto: a partire dalla visione creativa che ho sempre avuto del mondo circostante e che continua ad aiutarmi in diverse situazioni professionali; e poi la voglia di indagare, osservare, sperimentare e mettere le persone e le loro storie al centro del mio interesse.

Alessandra Tatoni, Sales & Marketing Director e DE&I Champion Italy, durante l’evento #LaSvista, negli uffici di Milano

Abbiamo vissuto qualche esperienza di team building insieme. Corefab ha conosciuto i tuoi colleghi, ne ha apprezzato l’entusiasmo e la partecipazione: credi che l’attività di team building debba diventare un rituale per l’azienda? Per tutte le aziende?

Un’attività di team building ben pensata e strutturata in base a obiettivi correttamente definiti, ritengo sia uno strumento essenziale per la crescita di un gruppo di lavoro. Perché si impara molto di più di se stessi e dei propri colleghi quando si viene “immersi” in un ambiente diverso dal proprio luogo di lavoro e si innescano delle dinamiche che scardinano un po’ le regole e gli standard.

Parliamo di ascolto. Durante l’attività con Daniele Cassioli abbiamo capito quanto è nella nostra indole prepararci per dire la nostra e quanto invece dimentichiamo che il nostro parere non conti nulla se non c’è uno scambio con altri. Se, insomma, non si ascolta l’interlocutore. Al di là dell’attività fatta, come alleni l’ascolto?

È un allenamento costante e molto faticoso perché siamo tutti strutturalmente portati a dare ascolto più a noi stessi ed alle nostre sensazioni. Ritengo che essere diventata un genitore mi abbia messo in una situazione privilegiata per allenare questa facoltà: un figlio è una persona che cambia costantemente nel corso di poco tempo ed alla quale non puoi dare risposte preimpostate, e con la quale devi necessariamente porti in atteggiamento di apertura e di ascolto.

Dal punto di vista professionale, invece, l’allenamento che svolgo abitualmente è quello di provare a sentirmi nel “qui e ora” quando ho uno scambio con qualcuno, sia essa o esso un collega, un cliente, un partner professionale. Mi sforzo di non farmi distrarre da altri pensieri, da telefonate o da mail nel momento in cui sto dedicando del tempo a qualcuno. Non è facile ma i frutti di questo allenamento mentale valgono assolutamente lo sforzo!

In CBRE ho visto persone molto sensibili all’argomento. E ho visto colleghi che hanno partecipato con entusiasmo, senza alcuna resistenza, alle attività di team building. Anzi, mi sembravano tutti ben felici di condividere un momento straordinario insieme. Come ci siete arrivati? O in altre parole, come avete ottenuto questo clima aziendale?

L’atmosfera e la disponibilità nel mettersi in gioco che hai correttamente notato, nascono principalmente dalla nostra cultura aziendale e dal costante lavoro di tutto il leadership team. Utilizziamo l’acronimo RISE per sintetizzare i valori di RISPETTO, INTEGRITÀ, SERVIZIO ed ECCELLENZA. Ecco, quando nella tua azienda la prima parola nella rosa dei valori è il rispetto, si comprende perché poi si riesca a creare un ambiente positivo e stimolante.

L’ascolto e poi la capacità di immedesimarsi sono abilità che supportano l’inclusione. Come CBRE affronta e vive questo tema. Come sta costruendo un ambiente inclusivo?

Siamo particolarmente impegnati nella promozione della diversità, equità ed inclusione in azienda. La maggior parte dei dipendenti dal 2021 è stata coinvolta in progetti dedicati all’inclusione fuori e dentro il luogo di lavoro. Ad esempio io, come DE&I Champion per l’Italia, ho la responsabilità e l’onore di promuovere all’interno di CBRE un clima di ascolto ed inclusione continui. Sono supportata in tutto ciò da un team che abbiamo chiamato “Just Be”, di circa 100 persone che mettono a disposizione il loro tempo e la loro energia nello sviluppo di 5 progetti dedicati a: sviluppo della leadership femminile e superamento del gender gap, linguaggio inclusivo, lotta all’abilismo e supporto sul territorio contro le barriere architettoniche, inclusione transgenerazionale. Il tutto supportato da un team di comunicazione creato ad hoc. 

Come le attività che state organizzando in CBRE GWS contribuiscono a migliorare il senso di appartenenza all’azienda?

Il senso di appartenenza, un po’ come la responsabilità, è qualcosa che non si può imporre e che ognuno deve sentire e vivere pienamente. Le attività ed i progetti che stiamo portando avanti con il team JustBe, e anche tutti i progetti legati alla formazione ed al team building, hanno il pregio di coinvolgere le persone, contribuiscono a affrontare dei temi che non sono scontati e fanno comprendere a tutti che l’azienda è in ascolto ed è pronta a valorizzare l’unicità di ognuno. 

Da sinistra: Alessandra Tatoni, Marco Menoncello e Daniele Cassioli, durante l’evento #YourBodyIsAPercussion a Bologna
Marco Menoncello
Cose da sapere prima di unescursione in alta quota

Evento aziendale sulla neve? I nostri suggerimenti. 

Evento aziendale sulla neve? I nostri suggerimenti. 

Ipotizziamo uno scenario. Uno scenario altamente verosimile. Il vostro capo, il vostro HR director o chi per esso, ha deciso di organizzare l’evento di fine anno (o di inizio anno nuovo) sulla neve. Una o due notti pernottando in un bellissimo hotel accogliente, a due ore da Milano, a pochi minuti dalle piste. È previsto un meeting per il primo giorno, pranzi e cene, un po’ di relax. E poi, rullo di tamburi, un’esperienza all’aria aperta, un’attività di team building nella neve. Che fosse una novità o meno, qualcuno in ufficio avverte un attimo di panico. Ci si chiede cosa si farà. Ci si chiede soprattutto come ci si dovrà vestire, organizzare, attrezzare. Domande più che lecite, assolutamente ragionevoli. Soprattutto per chi non va in montagna abitualmente. Men che meno con la neve. E che ci crediate o no, stando alla nostra esperienza, si tratta di una grande fetta dei nostri clienti. 

Abbiamo allora deciso di fare alcune domande a Paolo Guarisco e Maddalena Brivio, i nostri Accompagnatori di Media Montagna (AMM) e responsabili di tutte le attività outdoor organizzate da Corefab. Da quelle più semplici a quelle più sfidanti, estive ed invernali. E allora chiediamo a loro qualche informazione in più, con lo scopo di partire tranquilli. Non solo con le cose giuste nel nostro trolley, ma anche con qualche suggerimento interessante per affrontare una qualunque prova all’aperto, in un clima ben diverso da quello cittadino.  

Iniziamo da Paolo. Iniziamo proprio dal clima. Spesso ci si concentra solo sul fatto che il clima, a 1600 così come a 2000 metri, sarà semplicemente più freddo. Sbagliato: il clima potrebbe anche essere più mite del previsto. Perché? E quali considerazioni dobbiamo fare sapendo che, in montagna, il clima è diverso da quello al quale siamo abituati?

Esatto! Il clima in alta quota in inverno non è solo una questione di temperatura. Ci sono altri fattori che influenzano la nostra percezione del freddo e la capacità del nostro corpo di adattarsi alle diverse condizioni. 

Ad esempio, durante una nevicata, difficilmente le temperature potranno essere molto basse.

Da non sottovalutare invece la rigidità di temperatura che possiamo trovare in una giornata soleggiata. La presenza del sole, seppur piacevole, ci espone inoltre ad un forte irraggiamento.

Un discorso a parte lo merita il vento, che è in grado di influire in modo considerevole sulla nostra percezione del freddo, attraverso il fenomeno denominato wind chill.

Per fare un esempio, con una temperatura di -5° e vento intorno a 20 km all’ora, la temperatura percepita dal nostro corpo sarà pari a -12°.

Prima di partire è sempre bene dare un’occhiata alle previsioni meteo, considerando tutti i fattori citati.

Da sinistra, Marco, Paolo e Maddalena alla fine di un’attività sulla neve a Gressoney (AO) – dicembre 2022

Chiedo ancora a te, Paolo. Prima di parlare di come attrezzarsi o come vestirsi, vorremmo sapere perché dovremmo attrezzarci o vestirci in modo particolare. Di norma, cosa possono prevedere le nostre attività outdoor? Quanto durano? 

Un abbigliamento e un’attrezzatura adeguati ci permettono di far fronte alle diverse condizioni climatiche.

Il primo obiettivo è di non far scendere la temperatura corporea, proteggendo in particolare mani, piedi e testa dal freddo, ma anche dall’umidità, considerando il tipo di attività che andiamo a svolgere.

Se, ad esempio, ci aspetta uno spostamento con le ciaspole, è meglio non coprirsi in modo eccessivo e avere sempre un indumento nello zaino che servirà durante le soste per evitare quindi un repentino raffreddamento del corpo.

Se invece l’attività è più statica, non dobbiamo aver paura di coprirci troppo. Potremmo stare all’aperto per 2-3 ore circa.

Un’accortezza relativa al raffreddamento delle mani può essere quella di non toccare oggetti metallici (bastoncini, pale da neve) senza guanti e, in caso si dovessero togliere i guanti per qualche momento, consigliamo di tenerli all’interno della giacca.

Paolo, quali requisiti deve avere quell’area che potrà essere scelta da Corefab per diventare teatro di un’attività di team building di gruppo sulla neve? Come fate ad identificare e riconoscere gli spazi giusti e, soprattutto, a verificare che siano sicure per tutti, anche per i principianti?

Quando si identifica un’area montuosa dove l’azienda vorrebbe trascorrere un paio di giorni e svolgere un’attività di team building, è sicuramente importante valutare le caratteristiche della struttura ricettiva, ma è altrettanto fondamentale identificare nelle vicinanze un percorso adeguato all’attività da svolgere.

La prima valutazione che viene fatta è relativa a:

  • quota, per ridurre al minimo il rischio di non trovare neve in un determinato periodo dell’anno.
  • pendenza del terreno, per agevolare la progressione anche ai meno esperti
  • esposizione del versante, per godere di temperature più miti
  • tempistica dell’attività
  • presenza di impianti di risalita o di un accesso stradale
  • vicinanza dell’albergo o di un rifugio/ristorante in quota

Tutti questi aspetti, unitamente ad un equipaggiamento adeguato, contribuiscono alla buona riuscita dell’attività di team building.

Perché, quindi, è importante attrezzarsi e vestirsi bene?

Per sentirsi a proprio agio durante lo svolgimento dell’attività all’aria aperta, indipendentemente dalle condizioni climatiche. Scaldati dal sole o avvolti da una bella nevicata, la giornata con i colleghi sarà comunque piacevole!

Ora chiedo a Maddalena, un consiglio per tutti, uomini e donne, esperti o meno di montagna: quali sono gli elementi irrinunciabili nel proprio vestiario, per affrontare l’esperienza sulla neve e ricordarla con piacere? 

L’abbigliamento ideale è quello a strati: intimo termico, pile o maglione, giacca impermeabile con cappuccio. Sono inoltre indispensabili scarponi impermeabili e caldi, guanti e berretto.

Non dimentichiamo di portare uno strato caldo in più (l’ideale sarebbe un piumino) da indossare quando non camminiamo.

Se i partecipanti hanno qualche dubbio rispetto all’adeguatezza di un capo o prevedono di effettuare un acquisto, possono contattarci per avere dei consigli.

Ancora una domanda, Maddalena: quanto invece al nostro zainetto? Cosa non dobbiamo assolutamente dimenticare? 

Partiamo proprio dallo zaino, dal contenitore: pratico, di piccole/medie dimensioni. Dovrà contenere:

  • occhiali da sole, anche se il cielo è coperto. Ricordiamoci inoltre di stendere sul viso un po’ di crema solare ad alta protezione per evitare scottature.
  • una barretta e qualcosa da bere. Per me è irrinunciabile un thermos con una bevanda calda!

Infine, non dimentichiamo una buona dose di entusiasmo! La bellezza dell’ambiente innevato e il coinvolgimento di tutto il team renderanno questa esperienza unica!

Gli accompagnatori di media montagna di Corefab, Paolo e Maddalena, durante un evento autunnale in Lombardia.
Marco Menoncello
Fabio Columbano lavora con Corefab

Skill Games, così abbiamo conosciuto Fabio, il nostro corrispondente sardo

Intervista a Fabio Columbano

Eravamo nella sala meeting di www.corefablocation.it.

Da una parte sedeva Fabio, dall’altra noi di Corefab s.r.l. società benefit. La ragione dell’incontro era interessante per entrambi: Fabio voleva aggiungere alla sua realtà un ventaglio di attività di team building.

Noi cercavamo un partner affidabile ed entusiasta per indirizzare le nostre attività anche alle aziende sarde.
Ognuno di noi aveva buone idee da mettere in gioco, per attivare l’ennesima nuova e curiosa collaborazione. E così è stato, in uno scenario diverso a dire il vero (la Puglia) e con un fondo d’investimento piuttosto noto in Italia (Ambienta sgr s.p.a. di Nino Tronchetti Provera).

Un evento di successo, di cui vi parleremo più avanti.

Più avanti perché oggi vorremmo raccontarvi di Fabio, del suo percorso, della sua C&D Formazione Manageriale, dei suoi principali colleghi: poiché anche questo è stato, e sarà per certo, un intreccio di successo che entrambi vogliamo vivere e perseguire. Con passione ed entusiasmo.

1) Fabio, dico bene o dico giusto?

Dici bene…e giusto, Marco. L’idea del team building (specialmente in outdoor visto che abito in un paradiso chiamato Sardegna) mi frulla in testa da un po’ di tempo.

Cercavo solo un partner serio e qualificato per passare dall’idea all’azione. Il caso ha voluto che a un corso di Public Speaking, organizzato da me a Milano in primavera, abbia partecipato Chiara Marelli di Corefab.

Sentita la sua presentazione, alla prima pausa, le ho proposto un caffè. A questa prima breve chiacchierata, è seguito un incontro nella sede di Corefab qualche settimana dopo. Di lì a poco eravamo già al lavoro per il team building di Ambienta SGR Spa.

2) C&D Formazione Manageriale, quando e come nasce? E soprattutto, perché?

C&D Formazione manageriale nasce nel 2009 su mia iniziativa e del mio ex-socio Giovanni Degortes. Entrambi consulenti del lavoro, volevamo offrire ai nostri clienti (ma non solo) una formazione che facesse crescere loro come imprenditori e, parallelamente, le loro aziende. Nel 2014 le nostre strade professionali hanno preso due direzioni diverse e sono diventato l’unico socio.Tracciamo percorsi per arrivare lontano e, da oggi, la tua azienda può farlo insieme a noi.

3) Chiunque capiti sul tuo sito web rimane affascinato dall’idea del format Fuoriclasse. Ce lo racconti?

Fuoriclasse® | I segreti della motivazione (che è un marchio registrato) nasce una bella domenica d’inverno mentre ero in giro in kayak, in Sardegna. (Parentesi: credo che le idee migliori mi siano venute proprio facendo sport).

Bene, avevo appena letto un libro di Malcolm Gladwel, giornalista e sociologo canadese dal titolo quasi omonimo: “Fuoriclasse | Storia naturale del successo”. Libro che andava ad indagare le vite di tanti personaggi di successo quali campioni dello sport, geni della scienza, virtuosi della musica o businessman milionari. Da qui l’idea di progettare un format di seminari sulla motivazione contraddistinto dalla presenza di un testimonial da intervistare in aula.

A Luglio di quell’anno (era il 2013), partivamo con il primo appuntamento in compagnia di Gavino Sanna, il pubblicitario inventore delle celeberrime campagne per “Mulino Bianco” e Barilla (Dove c’è Barilla, c’è casa), solo per citarne alcune. Personaggio straordinario che ci ha conquistato con mille aneddoti legati agli anni d’oro della TV commerciale.

A seguire, due titani (sempre sardi) dello sport come Gigi Datome e del jazz come Paolo Fresu. Gigi, proprio in quei giorni, firmava il suo primo contratto per giocare in NBA coronando il sogno di una vita. L’emozione e l’entusiasmo – anche di amici e familiari presenti in aula – erano palpabili. Negli anni a seguire, altri ospiti d’eccezione hanno accolto il nostro invito. Rimando al nostro sito per chi volesse approfondire.

4) Perché oggi dovremmo investire tanto nella direzione della formazione?

A questa domanda, rispondo con una citazione illustre “Se la conoscenza può creare problemi, non è certo con l’ignoranza che possiamo risolverli” (Isaac Asimov)

5) Noi di Corefab ripetiamo spesso che #siamotuttiindispensabili: chi sono gli “indispensabili” del tuo team?

Gli indispensabili del mio team sono Gianni, Irma e Virginia. E poi, i miei partner in un’altra avventura imprenditoriale sempre nella formazione come Marta e Massimo. Ma – sullo stesso piano – indispensabili sono i corsisti e le aziende che in tanti anni sono passati per le nostre aule premiandoci con la loro fiducia.

6) Il 3 ottobre scorso abbiamo vissuto la prima esperienza di team building insieme, progettando un percorso di Skill Games Outdoor molto divertente e performante. Al di là dell’attività (di cui parleremo prossimamente) cosa hai visto “dietro le quinte”?

Il 3 Ottobre ho avuto la fortuna di vivere un’esperienza straordinaria a Borgo Egnazia nel team building organizzato per Ambienta SGR Spa. Ho visto all’opera dei professionisti di altissimo profilo come le nostre guide, i nostri fotografi e un team builder come te, da cui ho solo da imparare.

7) Una domanda personale, se possiamo: cosa sognavi fare o essere da bambino? Potevi in qualche modo prevedere questo esito?

Da bambino, come tanti coetanei cresciuti negli anni Settanta, sognavo di fare il calciatore. Sicuramente non immaginavo che un giorno mi sarei occupato di formazione (e ora anche di team building) con una mia organizzazione.

Tra l’altro, essendo figlio di due dipendenti statali, sarebbe stato più “normale” il posto fisso. Ruolo che ho ricoperto per tredici anni, dopo il diploma. Ma che, evidentemente, non era in linea con le mie ambizioni. A questo proposito, ho sorriso nel vedere il film “Quo vado?” di Zalone sul mito italiano del posto fisso.

8) E ora andiamo in Sardegna, il tuo habitat naturale, con una domanda attuale: qual è lo stato dell’arte attuale dell’impresa locale italiana? Quali misure stanno prendendo gli imprenditori per resistere al momento? La formazione che ruolo ha in queste aziende?

Credo che, in questo momento storico, il giudizio sull’impresa impresa italiana sia troppo condizionato dagli ultimi due eventi che ci hanno coinvolto: pandemia e guerra.

Certo è che le PMI rappresentano uno dei punti di forza del nostro Paese e che, anche in queste condizioni difficili, riescono a generare valore e occupazione.

Per parare il colpo aspettando tempi migliori credo che una delle armi da mettere in campo sia – ove è possibile – la razionalizzazione dei costi e una gestione oculata dei conti senza però rinunciare al marketing e alla promozione. Se dicessi di investire in formazione, sembrerei di parte.

Ma questo lo penso sempre e comunque: gli anglosassoni parlano di “life-long-learning”. Ecco, anche noi dovremmo fare questo salto culturale: apprendere e sviluppare competenze di continuo, sia nei momenti di crisi che in quelli di massimo sviluppo.

9) Se potessi offrire un consiglio ad un imprenditore italiano, quale sarebbe?

Non essere mai pigro di fronte alla possibilità di conoscere cose nuove.

Marco Menoncello
www.corefab.it