Con le nostre mani possiamo cambiare il mondo?

Lo abbiamo chiesto a Marcos Sanchez. E le risposte meritano una lunga riflessione.

Nel 2003 Ben Harper pubblicava il singolo With My Own Two Hands, estratto dall’album Diamonds On The Inside. Poche ore dopo la sua pubblicazione, appassionati di musica ovunque nel mondo cantavano due versetti dalla semplicità straordinaria, ballando un reggae che molti di noi ricorderanno per sempre: “I can change the world with my own two hands. Make a better place with my own two hands. Make a kinder place”. Posso cambiare il mondo con le mie mani. Costruire un posto migliore con le mie mani. Creare un posto più gentile. Parole chiare, comprensibili a tutti. Apparentemente scontate. E tuttavia così dense di significato da permettere a chiunque di fermarsi a riflettere, anche solo per un attimo, sulle proprie potenzialità. Su quello che, dal basso, possiamo fare per cambiare il mondo. Il nostro mondo. Quello piccolo, vicino a noi. Che poi è sempre parte di quello grande che potrebbe nel tempo godere delle nostre belle piccole azioni. 

E poi arriva l’inizio del 2022, quando Corefab società benefit conosce Marcos Sanchez (oggi nel nostro staff: clicca qui). L’incontro è fantastico. Anche se non ne nasce una hit musicale. Anche se nessuno canta le nostre gesta. Ma le mani e quello che le mani possono fare per cambiare il nostro piccolo mondo rimangono centrali. Marcos è facilitatore LEGO® SERIOUS PLAY®. Marcos ci fa notare, lo ha imparato bene, che pensiamo per lo più con le nostre mani. Che tutto ciò che facciamo con le nostre mani riesce a raggiungere più facilmente il cuore. Riesce ad essere consapevolizzato prima. E riesce a fare la differenza. In noi e in chi ci sta intorno.

E allora Marcos, perché le nostre mani sono tanto importanti?

Le nostre mani hanno un potere incredibile grazie alla stretta connessione con il nostro cervello. Sono come il Google del nostro cervello, ci permettono di fare da motore di ricerca estraendo tutta quella conoscenza che sappiamo ma non sappiamo di sapere. Liberano intuito, ispirazione e immaginazione. 

La paperella Lego, uno strumento per iniziare i partecipanti alle nostre attività con mattoncini. 

Nel contesto aziendale, e non solo, come le nostre mani possono aiutare noi stessi e i nostri colleghi a costruire relazioni solide?

Le nostre mani ci aiutano a far emergere tutta quella conoscenza inconscia ed intuitiva con cui tutti i giorni prendiamo le decisioni ed agiamo. Prendendo consapevolezza di questa conoscenza riusciamo a comunicare meglio con noi stessi e con gli altri. Siamo dunque capaci di prendere decisioni migliori sia individualmente che in team.

D’altra parte, con le mani creiamo, costruiamo, disegniamo, scriviamo, diamo forma alle cose. E tutto ciò che è una nostra creazione assume un grande valore, soprattutto per l’individuo che ha creato. Dare forma a ciò che per noi è importante e di valore ci permette di trasmettere concretamente all’esterno chi siamo realmente. Questa trasparenza e vulnerabilità ci permettono di generare empatia, fiducia e costruire relazioni solide con gli altri.

Cos’è esattamente LEGO® SERIOUS PLAY®?

LEGO® SERIOUS PLAY® è una metodologia di facilitazione dei processi di pensiero, comunicazione e problem solving per persone, team e organizzazioni attraverso l’utilizzo di mattoncini LEGO®. I partecipanti ai workshop costruiscono modelli con i mattoncini per rispondere alle domande del facilitatore, per condividere il loro pensiero al gruppo e per riflettere insieme. Partendo dai modelli di ogni singolo partecipante è possibile costruire modelli comuni, scenari, sistemi, connessioni che permettono di analizzare e risolvere problemi complessi in azienda come lo sviluppo di strategie, l’identificazione di visione e valori, lo sviluppo del team, la gestione del cambiamento e molte altre situazioni.

LEGO® SERIOUS PLAY® è un Gioco Serio, cioè un’attività seria in un contesto di gioco finalizzata al raggiungimento di un obiettivo, in cui tutti partecipano attivamente ai processi decisionali e ogni persona viene valorizzata con le sue idee e pensieri.

Marcos Sanchez a Napoli durante l’attività #FocusOnYourGoals con il team di Fanpage.

Qual è il tuo percorso di studi? Come legarlo alla tua passione per i LEGO® e alla tua attività di facilitatore?

A titolo professionale sono un Ingegnere Gestionale. La scelta del percorso deriva dal fatto che sono sempre stato affascinato dalla complessità e sistematicità delle organizzazioni. Mi piace paragonare le aziende all’organismo umano in quanto entrambi sono sistemi altamente complessi, in cui ogni singolo elemento ha una sua importanza e valore per permettere al sistema intero di funzionare perfettamente.

Durante il mio percorso di studi, essendo un gran appassionato e collezionista di LEGO®, scopro la metodologia LEGO® SERIOUS PLAY® nata appositamente per il business come strumento per risolvere i problemi complessi delle organizzazioni. Il mix delle competenze di gestione delle organizzazioni, le tecniche di facilitazione e la metodologia LEGO® SERIOUS PLAY® mi permettono di fare da “dottore” delle aziende per curare i problemi, accompagnare nei processi di cambiamento, aiutare a ottimizzare le performance e i risultati. 

C’è un momento in cui hai capito che questa sarebbe stata la tua strada?

Sì, dal primo giorno che ho sperimentato come partecipante un workshop LEGO® SERIOUS PLAY®. Ho vissuto con le mie mani le sue potenzialità e l’impatto che ha generato nel gruppo di lavoro. In qualche modo è come se mi si fosse aperto un mondo. Ho visto davanti ai miei occhi concretizzarsi pensieri ed idee con una tale chiarezza, che fino a quel momento non ero ancora riuscito ad acquisire. Ho visto lo stesso effetto anche negli altri partecipanti ed è stato davvero impattante. È davvero difficile da descrivere a parole, certe cose vanno vissute direttamente. Invito chiunque abbia un pochino di curiosità nei confronti della metodologia a partecipare ad un workshop, vale assolutamente la pena vivere questa esperienza!

Come il contesto familiare può aiutare a sviluppare il nostro potenziale?

La famiglia è un’organizzazione, la prima organizzazione in cui evolviamo, veniamo educati e cresciamo. Come tale ha un’importanza vitale e fondamentale per lo sviluppo del nostro potenziale. Qualcuno dice che siamo il risultato delle 5 persone che più frequentiamo. E sicuramente, almeno in giovane età, l’età dello sviluppo, la famiglia è quella che più frequentiamo. Mi piace vedere la famiglia come l’unità elementare, una cellula della nostra società. Credo che quanto più queste cellule saranno sane, forti, solide, tanto più l’intero organismo (società) lo sarà di conseguenza. In questo condivido pienamente le tue parole iniziali “Su quello che, dal basso, possiamo fare per cambiare il mondo. Il nostro mondo. Quello piccolo, vicino a noi. Che poi è sempre parte di quello grande che potrebbe nel tempo godere delle nostre belle piccole azioni.” La famiglia è un piccolo mondo, ma è anche in questo contesto che si costituiscono le fondamenta su cui costruire grandi mondi.

E con Corefab, quale strada hai iniziato? Dove pensi si possa arrivare?

Con Corefab ho intrapreso la strada del sorprendere, stupire e di quella favolosa magia con la quale vogliamo trasmettere valori autentici, puri e sani. Credo che il cuore con cui progettiamo ed eroghiamo le attività facciano la differenza in quanto mettiamo al centro le persone con il loro valore, i loro talenti, le loro qualità, le loro visioni, aspirazioni e desideri. È così che vogliamo fare il nostro per cambiare il mondo. È così che possiamo cambiare il mondo, quello piccolo vicino a noi.

Marco Menoncello

Il team building supporta l’inclusione delle differenze culturali? 

Risponde Fabio De Martino di PINI GROUP.

COREFAB, il team building supporta l’inclusione delle differenze culturali? 

Qualche settimana fa sono stato contattato da Fabio De Martino, attualmente Group Chief Innovation Officer (CIO) di Pini Group. Non conoscevo Fabio, non conoscevo l’azienda di cui fa parte. 

Non conoscevo nulla di lui. Come del resto capita ogni volta che Corefab affronta una nuova conversazione, con un nuovo cliente. Tuttavia, quando cerco di approfondire le ragioni che hanno condotto Fabio sul nostro sito web ricevo (sintetizzo) questa informazione: “la nostra è una realtà dove c’è ampio spazio per le differenze culturali. Diversa provenienza delle persone, diverse culture, diversa lingua. Ecco, dovremmo usare l’attività per sorpassare questo ostacolo. Per mettere da parte le effettive diversità e trovare metodi per facilitare la comunicazione, per migliorarla su diversi fronti. Cosa ci consigli?

E dopo aver elaborato tre proposte, troviamo l’attività ideale: #LaSvista, con Daniele Cassioli, mettendo al centro il tema dell’ostacolo. E chiedendo a tutti i partecipanti, bendati, di realizzare con la creta una metafora del loro ostacolo principale alle relazioni. Iniziamo da qui anche con Fabio. 

Fabio, qual è il tuo più grande ostacolo alle relazioni personali? Cosa hai costruito durante l’attività di team building organizzata recentemente?

Per quanto mi riguarda i maggiori ostacoli derivano dalla paura del giudizio altrui, che spesso sfocia in una continua, seppur sterile, ricerca di apprezzamento e accettazione. Sommo a questo anche un “briciolo” di sindrome dell’impostore, che tende a non farmi sentire “abbastanza” anche all’evidenza dei risultati (abbastanza bravo, abbastanza competente, abbastanza preparato).

Durante l’attività di Team Building ho costruito una freccia. Che per me rappresenta proprio il giudizio altrui, spesso superficiale e veloce nell’essere scagliato, ma in grado di ferire chi lo riceve, proprio come una freccia. 

Oggigiorno questo tema è ancor più amplificato a causa dei social. Chi ha un minimo di esposizione pubblica deve imparare a gestire tutto questo. 

Piano piano sto cercando di riuscire a gestire questi aspetti, ma il lavoro da fare è continuo. 

È stato interessante ascoltare i tuoi colleghi rispondere alla stessa domanda? Se sì, perché?

Assolutamente sì. Penso che parlare dei propri ostacoli, delle proprie paure e dei propri timori ci renda umani e ci avvicina all’altro. 

Scoprire che molti colleghi hanno i miei stessi timori è stato quasi liberatorio perché, in fondo, non si è soli con le proprie paure.   

Ognuno di noi è “incompleto”, manchevole in qualcosa e portatore sano di difetti. Ma lavorando come squadra siamo in grado di superare i limiti del singolo. Questa è la consapevolezza che ci siamo portati a casa dopo l’attività di Team Building.

Facciamo un passo indietro. Chi è Pini Group? Cosa fa? E perché oggi affronta il tema delle diversità culturali e linguistiche?

Siamo una società di ingegneria nata in Svizzera e con oltre 70 anni di esperienza e storia. 

Negli ultimi anni la società è cresciuta molto. Da realtà locale a conduzione familiare oggi Pini è un player internazionale dell’engineering, con uffici in Italia, Algeria, Argentina, Austria, Australia, Bolivia, Francia, Portogallo, Norvegia, Israele, Brasile, Canada, Cile, Ecuador, Grecia, India, Malesia, Nepal, Perù, Turchia e Stati Uniti. Abbiamo circa 800 collaboratori impegnati in servizi di progettazione, direzione lavori e consulenza.

Detto questo penso che si possa capire perché oggi affrontiamo il tema delle diversità culturali e linguistiche, che per noi rappresenta, al tempo stesso, una sfida ed un’opportunità. 

L’attività di Team Building l’abbiamo affrontata durante il Management meeting della Business Unit Svizzera e Austria. Già se ci focalizziamo all’interno della Svizzera vediamo ci sono diversità linguistiche e culturali che rappresentano un unicum in tutto il mondo e che devono diventare un fattore di successo, piuttosto che una limitazione. 

Puoi spiegare il tuo ruolo in Pini Group e come contribuisci all’inclusione di tutte le differenze presenti in azienda?

In Pini ricopro il ruolo di Group Chief Innovation Officer. Quello che cerco di fare è interpretare i cambiamenti di un mondo in continua evoluzione per far sì che il successo di oggi possa consolidarsi, ed anzi essere amplificato, domani. 

La verità è che sarà sempre più difficile renderci conto della velocità con la quale il futuro sta arrivando, della velocità con la quale la società (ed i bisogni delle persone) stanno cambiando. 

In uno scenario come questo la capacità di adattarsi, di ri-combinare conoscenze e saperi per riuscire a creare innovazione costituirà il vero vantaggio competitivo, per le aziende. 

Ed è proprio qui che entra in gioco il dipartimento innovazione. Con una visione molto romantica direi che il futuro dobbiamo avere la forza di plasmarlo, piuttosto che la passività di subirlo. 

Un mattoncino alla volta stiamo cercando di costruirlo.

Quando si parla di innovazione le “differenze”, siano esse culturali, linguistiche, socio-economiche sono un valore aggiunto imprescindibile. La capacità di lasciarsi contaminare e di ascoltare gli altri diventa una prerogativa per chi vuole veramente innovare. 

Insomma: per avere una prospettiva servono due punti di vista differenti, uno non basta. Ecco come l’innovazione contribuisce all’inclusione, semplicemente non la combatte, ma la valorizza.  

Al termine dell’attività, a pranzo, abbiamo parlato di come sia difficile istituire una lingua ufficiale aziendale, condivisa da tutti. Non che sia difficile di per sé, naturalmente. Ciò che è difficile è che tutti la accettino con il medesimo livello di gradimento. E allora, come si può arrivare, anche più lentamente, ad una possibile soluzione condivisa e accettata da tutti, secondo te?

Direi che questa domanda è tutt’altro che banale. È molto importante che il gruppo arrivi a metabolizzare la tematica linguistica, ma lo stesso vale per qualsiasi altro tema differenziante, prendendo consapevolezza del bisogno che ne deriva e partendo con l’accettazione dell’altro, in quanto tale, con le sue limitazioni. 

La somma di accettazione e consapevolezza non può che portare ad un equilibrio che il gruppo stesso cercherà di favorire. 

Parliamo di Pini Group. Qual è l’attuale direzione? 

Per rispondere a questa domanda voglio usare le parole del nostro CEO, Andrea Galli. Una fotografia che ben descrive, oggi e domani, il nostro gruppo: 

“La nostra più grande sfida è quella di essere un gruppo aziendale che sappia mantenere il dinamismo tipico di una task-force.

Per consolidare il continuo sviluppo delle attività vanno ora coltivati quei fattori che hanno determinato la nostra crescita negli ultimi anni. Agilità e velocità di azione, che si traducono in: processi decisionali brevi, capacità di delegare e adattamento delle competenze alle variabili del momento. 

Pragmatismo e concretezza: il che significa seguire una linea precisa e applicare concetti conosciuti e affidabili in pochi e solidi passi. 

Competenza ed eccellenza: la ricerca del continuo miglioramento, misurandosi con se stessi e con competitors su scala locale e internazionale. 

E soprattutto passione: la voglia di contribuire alla realizzazione di opere prestigiose e alla crescita di un nuovo gruppo, sbarazzino, talvolta sfrontato, ma essenzialmente innovatore. 

Una visione olistica, dove l’unità di gruppo è l’insieme di individualità eclettiche, dove le peculiarità del singolo formano l’insieme di abilità del gruppo. Piccoli imprenditori in una rete performante, che si appassionano all’operato, ma si lasciano ancora sorprendere da ciò che il futuro loro serba.”

Penso che ci sia poco da aggiungere per descrivere la nostra traiettoria. 

Finiamo con una domanda personale: sappiamo che sei papà e ne fai piacevole menzione sul tuo profilo Linkedin. In qualità di genitore, non più di professionista, cosa consiglieresti a chi oggi, giovanissimo, si affaccia al mondo del lavoro? Cosa hai imparato che puoi trasferire alle nuove generazioni?

In primis devo dire che il genitore non termina dove inizia il professionista e viceversa. Spesso sento dire che bisogna lasciare fuori dal lavoro le emozioni della vita personale e, al contrario, non bisogna portare il lavoro a casa.

Non sono d’accordo con questa visione. Personalmente ho una visione più globale, dove vita personale e professionale devono coesistere ed entrambe formano la persona in quanto tale. 

Volendo dare tre consigli darei questi:

  1. Non smettere mai di formarsi. Spesso da giovani si pensa che dopo il diploma, o la laurea, si possano “appendere i libri al chiodo”. Oggi, per fortuna, non può essere così. C’è una necessità oggettiva di continuare a formarsi (ed informarsi) mantenendo un elevato tasso di curiosità. 
  2. Bisogna essere se stessi e bisogna trovare le proprie unicità. So che sembra banale, quasi da “guru motivazionale” ma personalmente ho condotto i primi anni della mia carriera cercando di “somigliare” agli altri. La svolta c’è stata quando ho capito che potevo dedicare del tempo a costruire competenze ed esperienze utili a rendere il mio profilo “unico” rispetto agli altri, il tutto allineato con la mia natura e le mie passioni. 
  3. Bisogna imparare a perdonarsi. Anche questa cosa l’ho imparata, purtroppo, non subito. Sia in ambito universitario, sia in ambito lavorativo, mettevo il risultato davanti ad ogni cosa. Con il tempo ho imparato che i risultati dipendono anche da fattori che non possiamo controllare e che la sera, davanti allo specchio prima di andare a dormire, quello che conta è guardarsi sapendo di aver dato il proprio massimo. 
Marco Menoncello

La qualità del team produce benefit: per i collaboratori e per gli stakeholder

Parola a Julia Faccin di Progesto s.r.l. società benefit​

COREFAB – La qualità può generare beneficio per tutti? La parola a Julia Faccin di Progesto s.r.l. società benefit​

Abbiamo conosciuto di persona Julia (e suo marito Marco) a Thiene, Vicenza, presso l’aeroporto civile. Prima di questo incontro avevamo fatto diverse call, telefonate. Ci siamo scambiati messaggi, email. Approfondendo l’organizzazione del loro evento annuale.

Perché Julia, diciamo la verità, non solo voleva organizzare un’attività di team building che lasciasse il segno nel cuore e nella testa dei propri collaboratori. Julia desiderava che questa attività, per piccola e modesta che fosse, potesse coinvolgere chi sta attorno a Progesto srl Società Benefit e ne segue le gesta: fornitori, clienti, partner esterni. 

Ed è così che il 6 ottobre scorso, presso il ristorante dell’aeroporto, oltre ai propri collaboratori, Julia e Marco hanno scelto di invitare anche i principali stakeholder, condividendo un momento ludico in apparenza, ma piuttosto profondo nell’esito. Abbiamo usato il format #DrinknDraw per raccontare la qualità. E per fare spiegare a tre squadre miste (composte quindi da stakeholder e collaboratori) come e se la qualità potesse generare benefici per tutti, se presa in seria considerazione.

E anche in questo caso, partiamo dalla fine: Julia, siamo riusciti ad ottenere il risultato tanto atteso con questa esperienza di team building?

Decisamente sì, Marco! Durante le nostre telefonate e videochiamate, dall’ufficio e dall’auto, dove hanno partecipato anche i miei stakeholder personali (i miei figli!) eri riuscito a trasmettermi la bontà dell’attività proposta, ma mai avrei saputo immaginare l’entusiasmo e le vibrazioni positive che ci sono state la sera del 6 ottobre. La sera stessa ma poi anche nei giorni successivi, tutti, dipendenti, collaboratori e clienti, ci hanno chiamati per ringraziare di questa esperienza nutriente per la mente ma anche, e io direi soprattutto, per l’anima.

Facciamo un passo indietro: perché ci hai contattato e cosa volevi ottenere esattamente da questa esperienza? Perché hai immaginato che fosse importante per collaboratori e stakeholder?

Da quando la nostra azienda si è trasformata in Società Benefit si è innescato un circolo virtuoso e prezioso di coincidenze più o meno intenzionali, a ribadire il concetto cardine di come fare sostenibilità possa portare prima di tutto beneficio interno all’azienda e aprire porte a situazioni nuove, innovative e stimolanti. Tra queste, sicuramente l’incontro, seppur virtuale con tua moglie Anna Elisa Mastroianni durante un corso sulle B Corp al MIP, mi ha avvicinata a Corefab e al vostro modo di fare Team Building. Quando accanto a Corefab la prima volta lessi “società benefit” capii subito che c’era molto di più e infatti seguendo poi sui canali social le vostre attività si percepiva che il vostro lavoro lo fate mettendoci qualcosa di più. Ero quindi molto curiosa da un lato e dall’altro desiderosa di alzare l’asticella delle nostre proposte di team building trasmettendo con i fatti cosa vuol dire per noi essere una società benefit e cosa vuol dire per noi avere davvero cura di tutti gli stakeholder. Avevo bisogno di uno strumento per far comprendere ai nostri clienti/partner il senso e il valore del benefit fatto in azienda e soprattutto volevo un’esperienza di condivisione e di apertura verso l’altro per i nostri ragazzi. Poi ricordo bene che mi hai lanciato un assist perfetto durante una delle prime conversazioni e purtroppo o perfortuna a me le sfide piacciono tanto!

Chi è Progesto? Cosa fa? E come si è inserita nel tessuto locale?

Siamo una società di ingegneria che si occupa di dare assistenza alle aziende negli ambiti di certificazione di prodotto (marcatura CE e derivati), di Industria 4.0, di sistemi di gestione della qualità e di sostenibilità. Ci piace entrare nelle aziende e portare innovazione, soluzioni nuove per efficientare i processi e per aiutare a generare valore. Ci piace dimostrare ad aziende di tutte le dimensioni che fare sostenibilità seriamente aiuta l’azienda stessa a migliorare i propri risultati, come dimostra il nostro approccio scientifico nell’implementare strategie di sostenibilità che devono necessariamente essere fondate su dati misurabili, in modo da poter verificare il risultato nel tempo e stabilire obiettivi che siano coerenti con la mission di ogni azienda e che possano poi dimostrare il valore di crescita e sviluppo che si può ottenere da pratiche virtuose. Il nostro commerciale di punta è il passaparola e credo che questo aspetto sia significativo per comprendere come lavoriamo, sempre con l’attenzione rivolta al cliente e alle sue necessità specifiche. Allo stesso modo creiamo sinergie con clienti, fornitori e con associazioni no profit del territorio per generare un valore condiviso, credendo fermamente che il mercato abbia spazio per tutti e che collaborare con rispetto richieda meno sforzi che non cercare il conflitto e alzare barriere.

Perché diventare società benefit? Qual è il vostro significato? Quale il vostro impegno?

La trasformazione in Società benefit per noi inizialmente non è stata altro che formalizzare una serie di impegni e attività che già facevamo. Quando abbiamo conosciuto il mondo delle società benefit ci siamo subito riconosciuti in questo modo di fare impresa, dove il valore generato dall’azienda è redistribuito a tutti i soggetti che hanno permesso di ottenerlo. Essendo una società di ingegneria ci siamo quindi impegnati a svolgere attività di beneficio comune verso i nostri dipendenti, soprattutto i giovani, dando loro una formazione professionale e personale che gli consenta di sentirsi realizzati non solo nel lavoro ma anche nella vita privata. Crediamo che le imprese siano obbligate a prendersi cura della felicità dei propri lavoratori, siamo tutti chiamati a lavorare per vivere e non vivere per lavorare per poter amare il mondo in cui viviamo e prendercene cura nel migliore dei modi.

Julia Faccin durante la sessione di #DrinknDraw a Thiene (VI)

Ci impegniamo anche verso la comunità, intendendo per “comunità” tutte le persone che interagiscono con l’azienda. Realizziamo quindi incontri aperti alla società per sensibilizzare le persone sui temi delle aziende benefit, della sicurezza sul lavoro e altri ambiti trattati da Progesto, proponiamo Webinar gratuiti, e offriamo tempo per consulenze e supporto ad altri enti, associazioni di volontariato e amministrazioni pubbliche. Infine, ma motivo primario per fare tutto quello che facciamo, ci impegniamo a preservare l’ambiente e a fare in modo che la cultura del rispetto dell’ambiente si diffonda.

#Siamotuttiindispensabili, lo ripetiamo spesso e so che anche voi credete in ciò che questo hashtag rappresenta. Chi sono gli indispensabili di Progesto?

Sono i nostri lavoratori e collaboratori che ogni giorno creano valore con il loro impegno, sono i nostri clienti che scelgono di lavorare con aziende come la nostra che guardano oltre il solo profitto, sono i nostri fornitori, che ci consentono di lavorare bene e serenamente, siamo io e Marco Cattelan, i due soci di Progesto, che ci dedichiamo questo progetto con passione e costanza, sono le aziende che non ci scelgono perché si stimolano a fare sempre meglio.

Marco Cattelan, amministratore di Progesto s.r.l. società benefit, durante la sessione di #DrinknDraw

Progesto? Qualcuno mi ha chiesto che cosa significa: da dove arriva questo nome?

Il termine Progesto è stato scelto con attenzione al tempo. È di derivazione latina e significa “portare in avanti”, racchiudendo quindi in un unico termine il nostro approccio nel lavoro. Quello che facciamo ogni giorno è di portare innovazione, di portare novità e sviluppo nelle aziende dove siamo chiamati a dare il nostro servizio.

Quali sono le sfide che oggi, Progesto, sta affrontando? Qual è l’obiettivo che Progesto si è data nel lungo termine?

Le sfide di oggi sono quelle che penso condividiamo con tutte le altre aziende e che potrei riassumere nell’impossibilità di fare programmazione a lungo termine. Viviamo in un momento storico in cui è tutto fluido e viene richiesta una grande capacità di seguire la corrente mantenendo saldi i propri valori e soprattutto la propria identità. Oltre a questo, siamo vivendo una fase di crescita per noi importante che richiede grande responsabilità verso proprio quelle persone di cui abbiamo tanto parlato prima e che ci impongono di fare scelte coraggiose ma allo stesso tempo ponderate.
Nel lungo termine io e Marco abbiamo tanti obiettivi, è forse proprio questa la nostra forza, saper sognare in un periodo in cui i sogni sono spesso schiacciati dalle brutte notizie. Ma se mi forzi a dirti proprio un obiettivo nel lungo periodo, sicuramente ti direi che vorremmo essere riconosciuti dal mercato come l’azienda a cui appoggiarsi negli ambiti di nostra competenza per la nostra affidabilità e professionalità.

Perché un cliente potenziale dovrebbe contattare Progesto? Quali obiettivi potrebbe raggiungere con Progesto al suo fianco?

Le aziende che scelgono Progesto, scelgono i nostri valori, sanno pertanto che con noi hanno a disposizione una competenza tecnica costantemente aggiornata, un confronto che stimola innovazione. Noi cerchiamo le soluzioni migliori per ogni singolo cliente, non esiste uno standard, ogni azienda è una realtà a sé che va conosciuta e con la quale si costruire un rapporto di fiducia e di sviluppo concreto.  Crediamo nell’innovazione gentile, pertanto fondiamo il nostro approccio sul rispetto e sull’ascolto, senza precludere il dibattito costruttivo su criticità e problematiche che devono essere affrontate.  Quello che noi vendiamo è fiducia, idee e responsabilità.

Se oggi dovessi consigliare ad uno studente delle scuole superiori, come scegliere il percorso migliore per sé e per l’ingresso nel mondo del lavoro, cosa diresti?

Senza dubbi gli direi di osare, non esistono errori nello studio e nel lavoro, si impara sempre qualcosa anche da una esperienza negativa.

E nel momento di scegliere un lavoro, suggerirei di premiare le aziende che valutano il loro approccio, il loro modo di vedere le cose, non tanto le competenze. Le informazioni si imparano, ma il vero valore di una persona è il suo approccio alla vita.

Marco Menoncello

Team building, che ci crediate o no, si usava già nel Pleistocene

Prendo spunto dalla realtà. La mia, se non altro.

Approfitto del libro che mi è stato regalato recentemente. Un saggio, decisamente affascinante, di Annamaria Testa, dal titolo Le Vie del Senso. Sono ormai oltre la metà, ma devo fare un salto indietro, all’inizio del secondo capitolo che si apre con la seguente riflessione.

Il linguaggio verbale umano è la maggiore invenzione della nostra specie e il nostro principale vantaggio evolutivo. Ci permette di pensare, di ricordare meglio, di accumulare e trasmetterci conoscenza. E ci permette di capirci e di cooperare in una molteplicità di forme. 

Noi esseri umani siamo (…) una specie ultra-sociale. E lo siamo perché abbiamo sviluppato un’attitudine ad informare gli altri esseri umani su cose che potrebbero essere utili o interessanti per loro

Utili e interessanti. Ripeto, utili e interessanti. Quali sono quelle cose che potrebbero essere “utili o interessanti” per i nostri interlocutori? 

Forse non è il tema centrale del saggio di Annamaria Testa, ma lo è per noi, organizzatori di team building, che passiamo le giornata spiegando ai clienti quali siano le ragioni per cui sia rilevante organizzare le nostre attività. 

Poiché, lo ripetiamo spesso: nel 99% dei casi (non esagero) alla domanda, “perché vorreste organizzare un’attività di team building? Perché avete pensato a questa soluzione? Cosa vi ha spinto a chiamarci”, la risposta è sempre la stessa. “Beh, pensavo che fosse un’occasione per consolidare la collaborazione”. Certo, lo è, confermiamo noi. Fare attività di team building è un’ottima occasione per consolidare i rapporti, per celebrare la cooperazione tra membri dello stesso staff.

I colleghi di Progesto s.r.l. società benefit si confrontano durante una sessione di #DrinknDraw

Ma a pensarci bene, la collaborazione non è solo un obiettivo. E’ un mezzo che può condurre ad un altro fine. 

Qualunque attività organizzata da Corefab società benefit, o da altri colleghi nello stesso campo, non può prescindere dalla collaborazione. Anzi, la collaborazione nelle attività si respira meglio dell’ossigeno. La collaborazione è indubbiamente l’obiettivo da raggiungere a lungo termine, qualcosa che va allenato con costanza. Se tuttavia dovessimo scegliere degli obiettivi a breve a termine che possano poi condurre alla collaborazione a tutto campo, potremmo scegliere, più facilmente, la conoscenza reciproca?

Scegliere un linguaggio (quello delle attività di team building) per mettere al centro quel “vantaggio evolutivo” che ci permette di comunicare, a differenza di altre specie, anche le emozioni. Anche le perplessità, anche le delusioni, le paure o i “mal di pancia” ai quali si è esposti in azienda. 

Daniele Cassioli si confronta con i collaboratori di Pini Group durante una sessione di #LaSvista

In altre parole, se pensassimo al team building come all’occasione per informare i nostri colleghi su cose che potrebbero essere utili per loro, e se concordassimo che le cose “utili” possono essere anche i nostri racconti personali, avremmo davvero applicato quell’indiscusso vantaggio evolutivo.

E avremmo, già nel breve termine, consolidato una conoscenza reciproca che consentirà alle persone, ai colleghi, al gruppo, di aver cura delle persone intorno a sé non più in quanto colleghi, ma in quanto persone, con le stesse ambizioni, fragilità, dubbi o desideri.

Questo è il piccolo grande segreto dell’attività di team building. Questa è la piccola grande differenza che separa le nostre attività da altre attività che, sul mercato, sono note con la locuzione “leisure experience”.

E che, per loro diversa natura, non concedono il tempo di approfondire le relazioni personali. Ed è giusto così, ma va spiegato: la quantità di offerte online ambigue genera spesso confusione tra i clienti che cercano, per la prima volta, di approcciare l’attività di team building. Se ci fate caso, stiamo ancora sempre parlando di interpretazione del linguaggio. 

Ad ogni modo, ritornando sulle parole di Annamaria Testa, accumulare e trasmettere conoscenza, anche su fatti che solo in apparenza possono sembrare futili (qual è stato il mio sogno da bambino? dove ho vissuto? da quale figura famigliare ho imparato a fare l’una o l’altra cosa? qual è il mio principale ostacolo alla conoscenza reciproca?) è utile, oltre che ampiamente consigliato, per costruire team rispettosi, inclusivi, partecipativi e poi – solo poi – proattivi.

Perché la collaborazione è il fine ultimo. E già la pensavano così, milioni di anni fa, gli homo del pleistocene: capire che collaborare poteva servire a procurare più cibo fu un passo fondamentale. Un passaggio ottenuto senza la maggior dimestichezza che oggi abbiamo – indiscutibilmente – con il nostro linguaggio. 

Oggi che sfruttiamo quel vantaggio quotidianamente, possiamo concederci il lusso di pensare che grazie alla comunicazione reciproca cooperiamo. E lo facciamo meglio. Lo facciamo in una “molteplicità di forme”. E possiamo generare risultati pazzeschi, migliorando il clima in azienda e producendo energia per chi sta intorno a noi. Magari contagiandolo con la nostra voglia di raccontare, con la voglia di stare insieme e creare team. Con il desiderio di dimostrare, continuamente, la nostra ultra-socialità.

Marco Menoncello

Il coraggio di organizzare un non-sales meeting per ascoltare le persone

La parola a Veronica Meloni, HR Business Partner di ABB

Ho conosciuto Veronica in un’occasione molto speciale. Provo a sintetizzare.

ABB cercava di organizzare l’annuale sales meeting per il Local Sales e Service unit della Divisione Measurement & Analytics.

Tuttavia i manager dell’organizzazione hanno fatto emergere che i loro collaboratori avessero bisogno di qualcosa di diverso da un meeting tradizionale con case e dati, con performance e indicazioni, seppur preziose, sullo stato delle cose.

Forse perché, “lo-stato-delle-cose-in-azienda” include obbligatoriamente anche tutti quei rapporti personali che riguardano le persone, e le loro relazioni, in senso stretto. E ancora “lo-stato-delle-cose-in-azienda” non può prescindere dalle persone che, di fatto, l’azienda la vivono e fanno crescere tutti i giorni. Così, con l’appoggio dei colleghi Paolo Fumagalli, Loredana Tullio e Valerio Pazzini e con il supporto di Corefab società benefit, quel sales meeting è diventato, in men che non si dica, un “non-sales meeting”.

E infatti, con grande partecipazione organizzativa di tutti i soggetti citati, la riunione annuale si è trasformata in una due giorni di workshop e team building con un duplice obiettivo: analizzare gli stereotipi aziendali e mettere, nero su bianco, le perplessità, debolezze e paure di tutti i collaboratori; trasformare questi stereotipi in modello positivi, così da rafforzare le collaborazioni in essere ed approfondire la conoscenza reciproca dei partecipanti.

E senza andare oltre, chiediamo alla diretta interessata, come è stato.

● Veronica, ben trovata. Iniziamo dalla fine: come ti sei sentita al termine dell’evento organizzato insieme?

Mi sono sentita soddisfatta ed entusiasta. Sono stati due giorni unici e davvero ricchi di emozioni ed opportunità.

● Ora, torniamo all’inizio, con quella domanda da cui siamo partiti: quale fu il tuo primo lavoro? Cosa hai avuto l’occasione di imparare?

Il mio primo lavoro?

A 16 anni mi sono ritrovata a fare da baby-sitter ad una bambina di 6. Il mio insegnante di Aikido aveva bisogno di qualcuno che aiutasse la sua unica figlia con i compiti così, mi propose il “lavoro” ed io accettai con curiosità ed anche un po’ di timore.

Ho imparato a prendermi cura di lei, a cercare di capirla ed ho capito che mi piaceva molto vederla crescere e mi dava soddisfazione quando ascoltava i miei suggerimenti…   tant’è che ancora oggi nel mio lavoro cerco di prendermi cura delle persone e di capirle…

● Quindi, perché un non-sales meeting? E perché un lavoro di approfondimento sugli stereotipi aziendali?

Dopo più di due anni di pandemia, di distanza e di cambiamenti organizzativi dettati dalla nostra organizzazione globale avevamo tutti bisogno di ritrovarci.

Così avevo proposto a Paolo Fumagalli (Local Division and Sales Manager) di pensare ad un meeting, magari un po’ d’ispirazione e lui ha pensato di organizzare un Sales Meeting.

Poi però, ci siamo resi conto che avevamo bisogno di cercare di andare oltre. ABB è molto attenta ai temi della D&I, ha lanciato un manifesto e abbiamo diversi gruppi di colleghi volenterosi e volontari che stanno lavorando sui temi del gender, generation e abilities.

Già dall’anno scorso abbiamo lavorato sui temi del pregiudizio e proprio grazie a tutti questi spunti abbiamo pensato di concretizzare dei concetti nel nostro vissuto quotidiano, per le nostre persone. Il supporto di Loredana (Hub Marketing & Communication Manager) è stato fondamentale.

Già dall’anno scorso abbiamo lavorato sui temi del pregiudizio e proprio grazie a tutti questi spunti abbiamo pensato di concretizzare dei concetti nel nostro vissuto quotidiano, per le nostre persone. Il supporto di Loredana (Hub Marketing & Communication Manager) è stato fondamentale.

● Qual è stata la reazione dei collaboratori di ABB? Avete fatto una survey conclusiva? Di cosa credi che abbia beneficiato il gruppo, in particolare?

Tutti i colleghi sono stati entusiasti, hanno tutti apprezzato tantissimo e ci hanno ringraziato per l’evento, l’esperienza è stata unica. Anche la survey è stata un successo (nessuno si è lamentato… : – ) ).

Probabilmente l’effetto sorpresa in crescendo è stato l’altro fattore vincente ma la cosa che credo sia stata davvero apprezzata è che abbiamo parlato di loro, dei loro bisogni, abbiamo messo al centro loro e di come quotidianamente si può superare un pregiudizio a seconda dell’atteggiamento che si vuole adottare.

Oltre al fatto che ritrovarsi tutti insieme dopo più di due anni, ti permette di vivere quella dimensione della condivisione di emozioni che probabilmente tramite un video e le mail si erano un po’ perse.

● Nella progettazione dell’evento hai avuto modo di riflettere con un giovanissimo Marcos Sanchez, facilitatore esperto di processi: quanto è stato importante collaborare con lui?

Marcos, così come Marco, ci hanno aiutato a tradurre i nostri pensieri nell’attività “formativa” e di team building.

Noi abbiamo dato lo spunto sugli stereotipi delle funzioni e lui ci ha guidato sul come costruirla, mi è piaciuto molto il suggerimento di passare dallo stereotipo negativo al modello positivo, ha arricchito moltissimo l’esperienza ed ha creato poi il collegamento all’attività del secondo giorno: la svista che è stato un altro momento davvero emotivamente coinvolgente, arricchito ulteriormente dalla presenza di Daniele Cassioli.

● Durante l’evento ti ho visto emozionata, più volte, per merito delle potenti parole di Daniele Cassioli. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Non conoscevo Daniele e sono stata potentemente e positivamente rapita dalle sue parole e dal suo esempio.

La sua autoironia è fantastica e non trovo un termine solo per definire lui perché è stato davvero emotivamente coinvolgente, unico ed eccezionale.

Mi sono emozionata perché ha espresso dei concetti davvero chiave per la vita di ciascuno che si possono applicare al mondo del lavoro ma anche e soprattutto alla vita di tutti giorni.

Ciò che mi è entrato dentro è quanto sia importante l’atteggiamento, Daniele ce l’ha raccontato condividendo la sua esperienza di vita ma ognuno di noi può davvero fare la differenza se lo vuole e per me, che lavoro nella funzione risorse umane è fondamentale tenerlo ben in mente.

Ci ha parlato del tema della fiducia… insomma tanti tanti spunti arricchenti e fermarsi a riflettere non ci è sempre concesso.

● Noi di Corefab ripetiamo in continuazione che #siamotuttiindispensabili. L’abbiamo fatto diventare un hashtag, un credo, un mantra. Vale anche in ABB?

Aggiungere Unici e quindi sì, vale sicuramente anche per ABB che chiede alle sue persone di mettersi in gioco con coraggio, prendendosi cura di quello che fanno collaborando con curiosità e questi sono i valori di ABB quindi direi che siamo più che allineati.

● Nel tuo ruolo, cosa puoi suggerire ai più giovani per vivere al meglio le relazioni professionali nel luogo di lavoro?

Quello che dico spesso è che passiamo al lavoro tantissimo tempo ed è per questo fondamentale costruire relazioni positive, di collaborazione e di fiducia reciproca.

Questo ci permetterà di crescere sempre, sia professionalmente ma anche umanamente. Il creare relazioni costruttive ci permetterà di poter condividere anche i momenti di difficoltà perché come nella vita privata anche nella vita professionale si incontrano, ma questo non deve spaventare ma deve essere elemento di stimolo per fare di meglio chiedendo anche l’aiuto o il supporto ad un collega o al proprio responsabile.
Quindi concludo ringraziando i miei compagni di avventura, Loredana, Valerio che ci ha seguito e Paolo che ci ha creduto; voi tutti di Corefab che ci avete aiutato e Daniele che ci ha ispirato. Un’esperienza unica, arricchente e per me questo rappresenta bell’inizio…

Marco Menoncello

Skill Games, così abbiamo conosciuto Fabio, il nostro corrispondente sardo

Intervista a Fabio Columbano

Eravamo nella sala meeting di www.corefablocation.it.

Da una parte sedeva Fabio, dall’altra noi di Corefab s.r.l. società benefit. La ragione dell’incontro era interessante per entrambi: Fabio voleva aggiungere alla sua realtà un ventaglio di attività di team building.

Noi cercavamo un partner affidabile ed entusiasta per indirizzare le nostre attività anche alle aziende sarde.
Ognuno di noi aveva buone idee da mettere in gioco, per attivare l’ennesima nuova e curiosa collaborazione. E così è stato, in uno scenario diverso a dire il vero (la Puglia) e con un fondo d’investimento piuttosto noto in Italia (Ambienta sgr s.p.a. di Nino Tronchetti Provera).

Un evento di successo, di cui vi parleremo più avanti.

Più avanti perché oggi vorremmo raccontarvi di Fabio, del suo percorso, della sua C&D Formazione Manageriale, dei suoi principali colleghi: poiché anche questo è stato, e sarà per certo, un intreccio di successo che entrambi vogliamo vivere e perseguire. Con passione ed entusiasmo.

1) Fabio, dico bene o dico giusto?

Dici bene…e giusto, Marco. L’idea del team building (specialmente in outdoor visto che abito in un paradiso chiamato Sardegna) mi frulla in testa da un po’ di tempo.

Cercavo solo un partner serio e qualificato per passare dall’idea all’azione. Il caso ha voluto che a un corso di Public Speaking, organizzato da me a Milano in primavera, abbia partecipato Chiara Marelli di Corefab.

Sentita la sua presentazione, alla prima pausa, le ho proposto un caffè. A questa prima breve chiacchierata, è seguito un incontro nella sede di Corefab qualche settimana dopo. Di lì a poco eravamo già al lavoro per il team building di Ambienta SGR Spa.

2) C&D Formazione Manageriale, quando e come nasce? E soprattutto, perché?

C&D Formazione manageriale nasce nel 2009 su mia iniziativa e del mio ex-socio Giovanni Degortes. Entrambi consulenti del lavoro, volevamo offrire ai nostri clienti (ma non solo) una formazione che facesse crescere loro come imprenditori e, parallelamente, le loro aziende. Nel 2014 le nostre strade professionali hanno preso due direzioni diverse e sono diventato l’unico socio.Tracciamo percorsi per arrivare lontano e, da oggi, la tua azienda può farlo insieme a noi.

3) Chiunque capiti sul tuo sito web rimane affascinato dall’idea del format Fuoriclasse. Ce lo racconti?

Fuoriclasse® | I segreti della motivazione (che è un marchio registrato) nasce una bella domenica d’inverno mentre ero in giro in kayak, in Sardegna. (Parentesi: credo che le idee migliori mi siano venute proprio facendo sport).

Bene, avevo appena letto un libro di Malcolm Gladwel, giornalista e sociologo canadese dal titolo quasi omonimo: “Fuoriclasse | Storia naturale del successo”. Libro che andava ad indagare le vite di tanti personaggi di successo quali campioni dello sport, geni della scienza, virtuosi della musica o businessman milionari. Da qui l’idea di progettare un format di seminari sulla motivazione contraddistinto dalla presenza di un testimonial da intervistare in aula.

A Luglio di quell’anno (era il 2013), partivamo con il primo appuntamento in compagnia di Gavino Sanna, il pubblicitario inventore delle celeberrime campagne per “Mulino Bianco” e Barilla (Dove c’è Barilla, c’è casa), solo per citarne alcune. Personaggio straordinario che ci ha conquistato con mille aneddoti legati agli anni d’oro della TV commerciale.

A seguire, due titani (sempre sardi) dello sport come Gigi Datome e del jazz come Paolo Fresu. Gigi, proprio in quei giorni, firmava il suo primo contratto per giocare in NBA coronando il sogno di una vita. L’emozione e l’entusiasmo – anche di amici e familiari presenti in aula – erano palpabili. Negli anni a seguire, altri ospiti d’eccezione hanno accolto il nostro invito. Rimando al nostro sito per chi volesse approfondire.

4) Perché oggi dovremmo investire tanto nella direzione della formazione?

A questa domanda, rispondo con una citazione illustre “Se la conoscenza può creare problemi, non è certo con l’ignoranza che possiamo risolverli” (Isaac Asimov)

5) Noi di Corefab ripetiamo spesso che #siamotuttiindispensabili: chi sono gli “indispensabili” del tuo team?

Gli indispensabili del mio team sono Gianni, Irma e Virginia. E poi, i miei partner in un’altra avventura imprenditoriale sempre nella formazione come Marta e Massimo. Ma – sullo stesso piano – indispensabili sono i corsisti e le aziende che in tanti anni sono passati per le nostre aule premiandoci con la loro fiducia.

6) Il 3 ottobre scorso abbiamo vissuto la prima esperienza di team building insieme, progettando un percorso di Skill Games Outdoor molto divertente e performante. Al di là dell’attività (di cui parleremo prossimamente) cosa hai visto “dietro le quinte”?

Il 3 Ottobre ho avuto la fortuna di vivere un’esperienza straordinaria a Borgo Egnazia nel team building organizzato per Ambienta SGR Spa. Ho visto all’opera dei professionisti di altissimo profilo come le nostre guide, i nostri fotografi e un team builder come te, da cui ho solo da imparare.

7) Una domanda personale, se possiamo: cosa sognavi fare o essere da bambino? Potevi in qualche modo prevedere questo esito?

Da bambino, come tanti coetanei cresciuti negli anni Settanta, sognavo di fare il calciatore. Sicuramente non immaginavo che un giorno mi sarei occupato di formazione (e ora anche di team building) con una mia organizzazione.

Tra l’altro, essendo figlio di due dipendenti statali, sarebbe stato più “normale” il posto fisso. Ruolo che ho ricoperto per tredici anni, dopo il diploma. Ma che, evidentemente, non era in linea con le mie ambizioni. A questo proposito, ho sorriso nel vedere il film “Quo vado?” di Zalone sul mito italiano del posto fisso.

8) E ora andiamo in Sardegna, il tuo habitat naturale, con una domanda attuale: qual è lo stato dell’arte attuale dell’impresa locale italiana? Quali misure stanno prendendo gli imprenditori per resistere al momento? La formazione che ruolo ha in queste aziende?

Credo che, in questo momento storico, il giudizio sull’impresa impresa italiana sia troppo condizionato dagli ultimi due eventi che ci hanno coinvolto: pandemia e guerra.

Certo è che le PMI rappresentano uno dei punti di forza del nostro Paese e che, anche in queste condizioni difficili, riescono a generare valore e occupazione.

Per parare il colpo aspettando tempi migliori credo che una delle armi da mettere in campo sia – ove è possibile – la razionalizzazione dei costi e una gestione oculata dei conti senza però rinunciare al marketing e alla promozione. Se dicessi di investire in formazione, sembrerei di parte.

Ma questo lo penso sempre e comunque: gli anglosassoni parlano di “life-long-learning”. Ecco, anche noi dovremmo fare questo salto culturale: apprendere e sviluppare competenze di continuo, sia nei momenti di crisi che in quelli di massimo sviluppo.

9) Se potessi offrire un consiglio ad un imprenditore italiano, quale sarebbe?

Non essere mai pigro di fronte alla possibilità di conoscere cose nuove.

Marco Menoncello
www.corefab.it
team building per il futuro degli studenti

Un futuro per gli studenti

Corefab Società Benefit costruisce un futuro per gli studenti.

Ci siamo lasciati nel 2021 con un’importante trasformazione che ci ha portati a diventare Società Benefit e, ora che il 2022 è ampiamente iniziato, mettiamo le basi concrete per la struttura del nostro progetto.

Da oggi puoi visitare la piattaforma dedicata alle scuole, Corefab Educational, per conoscere in modo più approfondito e dettagliato il progetto dedicato al futuro delle giovani generazioni, futuro al quale tutti noi possiamo e vogliamo partecipare grazie ad un contributo concreto.

Gli obiettivi di Corefab Educational

Tra gli obiettivi che ci hanno spinto a creare questa nuova piattaforma, c’è il pilastro sul quale si fonda la nostra missione ovvero, la promozione di un’istruzione di qualità inclusiva ed equa attraverso opportunità di apprendimento continuo per tutti (come recita uno dei 17 Obiettivi Globali per la sostenibilità, disegnati dalle Nazioni Unite).

Ma come può una realtà che lavora principalmente con aziende ed enti privati, entrare nella scuola e portare un beneficio reale?

Attraverso l’esperienza.

Un’esperienza che educa al futuro

L’esperienza di Corefab Società Benefit è quella di anni di lavoro alla ricerca costante di portare un beneficio al clima aziendale attraverso giochi, sfide e poliedrici momenti di condivisione. 

Il nostro lavoro si è sempre fondato su 3 principi di base:

  • L’ascolto: che ci ha permesso di modellare le attività in base agli input e gli obiettivi che in ogni azienda si differenziano e vanno trattati con cura e attenzione
  • La ricerca e la sperimentazione: un’attività non è mai veramente uguale all’altra nonostante vi siano dei format consolidati, perché lavoriamo con le persone e loro sono tutte uniche e non dei modelli standard.
  • Il gioco e le sue regole: il gioco e la possibilità di vivere un’esperienza semplicemente divertendosi, mette i problemi e le difficoltà su un piano che può essere visto da una prospettiva diversa, affrontato con meno ansia e risolto grazie alla collaborazione e al team working.

L’esperienza che permette di generare opportunità per il mondo della scuola non è solo quella che il team di Corefab Società Benefit porta nel suo bagaglio, bensì quella vissuta dalle aziende protagoniste delle attività che, insieme a noi, costruiscono per i loro staff allo scopo di crescere, migliorare e generare valore.

Diverse aziende hanno già contribuito al progetto grazie all’idea “Hours 4 Future”!

Sostenibilità e Sviluppo  

Hours 4 Future è il progetto dedicato alle scuole che sostiene la crescita delle competenze di migliaia di studenti negli ambiti green, tech e nel mondo del lavoro, attraverso la donazione di ore di formazione.

Innovazione, formazione e crescita sono i capisaldi su cui si basa questa nuova strada per le scuole, ma con il supporto delle aziende ed in un momento storico dove il nostro Paese ha finalmente approvato una legge sull’inserimento di materie e docenti legate al mondo delle abilità non cognitive (leggi qui) e quindi dove la qualità dell’istruzione e dell’apprendimento possono finalmente meritare nuove contaminazioni. 

Il concretizzarsi del nostro slogan #SiamoTuttiIndispensabili raggiunge il suo culmine grazie alla collaborazione tra impresa e mondo della scuola che, insieme, mettono le basi per la costruzione del futuro delle nuove generazioni.

Grazie a Hours 4 Future le aziende possono investire nel progetto donando ore di formazione oppure partecipando alle attività di Corefab Società Benefit producendo energia e, di conseguenza fondi investibili, per il percorso di crescita degli studenti delle scuole aderenti. 

Il modello è molto semplice:

  • l’azienda che per migliorare il clima aziendale sceglie di organizzare un’attività di team building con Corefab, destina automaticamente ore di formazione/esperienza agli studenti di qualunque scuola
  • La scelta della scuola diventa un altro passo fondamentale: si potrà scegliere di erogare corsi, esperienze o attività alle scuole già aderenti ai progetti di Corefab o
  • in alternativa, potranno essere le aziende committenti a scegliere le scuole nelle quali lavorare (ad esempio quelle frequentate dai loro figli)

Le aziende, quelle dove i ragazzi un giorno inizieranno il loro percorso professionale, oggi possono rendere possibile e realizzabile il progresso di un’intera società.

Tracciamo percorsi per arrivare lontano e, da oggi, la tua azienda può farlo insieme a noi.

Corefab Società Benefit

Corefab diventa Società Benefit

Avevamo una missione: creare beneficio comune, con il nostro lavoro.


Semplice a dirsi, più complicato a farsi.


Ci abbiamo lavorato tanto, a lungo, coinvolgendo tutti i partner che potevano aiutarci a comprendere come farlo.
Ora ci siamo riusciti.


Dal 12 ottobre 2021 Corefab è ufficialmente una Società Benefit, ed entra così nel novero delle aziende che scelgono di avere un impatto positivo e significativo nel mondo circostante.


Essere una società benefit significa continuare a perseguire i propri scopi economici, preoccupandosi tuttavia di farlo generando un beneficio comune.

Un beneficio che possa essere rendicontato per dare evidenza del proprio impegno e, soprattutto, per condividere l’impegno con tutta la forza lavoro della propria azienda.

Così, producendo ricchezza, sia economica che culturale.
Così, producendo, nel lungo termine, benessere.

La trasformazione in Società Benefit

La trasformazione in Società Benefit, anche in Corefab, ha agevolato un percorso di crescita, laddove responsabilità e consapevolezza hanno ora una posizione dominante nelle attività che eroghiamo abitualmente.


I concetti fondamentali andavano sintetizzati in un percorso e, per semplificare, abbiamo creato una specie di sillogismo: se riconosciamo che #siamotuttiindispensabili, è importante ricordare che, subito dopo, #siamotuttiresponsabili.


Insomma, ognuno di noi è parte di un processo che, una volta iniziato, deve concludersi insieme. Responsabilmente.
Le iniziative che abbiamo messo nel nostro progetto riguardano tutti gli ambiti di cui siamo autori e portavoce:

  • Team building e attività con le aziende
    • Obiettivo: Crescita della cultura della responsabilità negli ambienti aziendali e tra le persone
  • Territori:
    • Obiettivo: Valorizzare i territori, in particolare quelli marginali e meno frequentati
  • Prodotti/servizi:
    • Obiettivo: Promuovere prodotti e/o servizi che contribuiscano alla maggiore sostenibilità ambientale e sociale
  • Aziende:
    • Obiettivo: Realizzazione di iniziative volte a valorizzare le aziende food sensibili al tema della sostenibilità

L’Assessment

Il percorso di assessment che abbiamo affrontato per la trasformazione in società benefit, ci ha visti coinvolti in un viaggio destinato a comprendere al meglio come valorizzare il nostro ruolo sociale, perseguendo finalità che guardino verso un futuro sostenibile.

Ciò è stato possibile grazie alla società Goodpoint di Viviana De Luca e Nicoletta Alessi e al supporto di Elisabetta Pontello ed Elisa Mastroianni.


Potendo sfruttare le nostre competenze, abbiamo puntato alla promozione del benessere delle persone, attraverso la creazione di consapevolezza sul valore di ciascuno e sulla responsabilità che ognuno di noi gioca nelle relazioni con gli altri, affinché possano esprimere al meglio il proprio potenziale in azienda, a casa, a scuola e nei contesti di comunità.

Un esempio pratico?


Come puoi leggere tra le righe dell’evento svoltosi presso l’Istituto di Istruzione Superiore “Severi Correnti”, la nostra missione è iniziata partendo da ciò che avevamo di più importante, il nostro lavoro e le attività di team building.
Abbiamo capito che la combinazione di questi due elementi poteva generare valore, energia positiva e creare nuove opportunità.


Gli eventi di team building organizzati con le aziende partner ci sono stati di grandissimo aiuto per la raccolta di dati e per iniziare a testare la possibilità di sostenere progetti scolastici ed educativi grazie all’energia accumulata dalle aziende durante gli eventi.

La spinta giusta arriva dalla nostra esperienza


Spazi, location e capitale umano ci hanno dato la spinta per proseguire nella ricerca della strada più corretta per dare vita al nostro ambizioso percorso.


Diventare una società benefit è quindi diventato un dovere morale, prima ancora che una necessità con finalità di carattere economico.

Un dovere nei confronti di un pianeta dove l’impegno per il beneficio comune è al centro delle discussioni internazionali e, ognuno di noi, può davvero fare la differenza.


Laddove queste tematiche rischiano di dividere intere nazioni, il nostro impegno mira ad unire e creare un sistema che, grazie all’impegno di tutti, sia in grado di produrre benefici a catena, in modo costante e ricorrente.


Insomma, quella che era una mera ipotesi nascosta in un hashtag, diventa piano d’azione: quando #siamotuttiindispensabili, allora #siamotuttiresponsabili.


A buon intenditore, poche parole. O un paio di hashtag!

#siamotuttiindispensabili
spazio coworking milano cormano

Lavorare in Corefab, un vantaggio per il tuo Business!

Uffici in condivisione e dell’Hinterland nord di Milano: Corefab offre lo spazio per fare business e sviluppare idee e creatività.

Il Coworking è diventata la scelta di business di moltissime start up e PMI, ma anche di tutte quelle grandi aziende che hanno deciso di applicare nella propria realtà lo smart working, permettendo così a tantissimi dipendenti di poter gestire lavoro e tempo in maniera efficiente e senza stress.

Gli imprenditori e i professionisti che hanno scelto di lavorare nei coworking, ed hanno scelto gli uffici in condivisione di Corefab,  hanno volti diversi e provengono dai più disparati settori. La moda, il food, l’architettura, la telefonia, l’informatica e l’elettronica e non solo.

I motivi per cui decidono di lavorare in un coworking sono però comuni:

  • Hanno bisogno di uno spazio di lavoro ridotto, smart e flessibile
  • Cercano un contenimento dei costi condividendo strumenti e servizi (di cui spesso non disporrebbero)
  • Vogliono fare networking per incrementare il proprio business
  • Hanno bisogno occasionalmente di poter usufruire di sale meeting/eventi
  • Cercando la comodità, sia degli spazi che della raggiungibilità della location

Perché lavorare negli uffici in condivisione di Corefab?

Scegliendo di lavorare in Corefab, il coworking di Cormano e della zona nord di Milano, è molto semplice rispondere a tutte queste esigenze.

Gli spazi sono di diverse dimensioni e si può scegliere tra uffici chiusi, semi aperti o postazioni condivise con altri coworkers. I costi fissi che normalmente in ufficio prevedono contratti, allacci, nuovi fornitori etc, spariscono completamente perchè si entra nella nostra rete in tutti i sensi e si utilizzano gli strumenti a disposizione di tutti i coworkers avendo la certezza di poter gestire il proprio business in tutta sicurezza e tranquillità.

Periodicamente c’è la possibilità di partecipare ad eventi o aperitivi di networking organizzati con importanti associazioni di imprenditori del territorio, dove si possono incontrare altri imprenditori o professionisti che, in un momento informale, sono in grado di fornire idee o spunti riguardo un progetto o attività.

Corefab inoltre dispone di due sale meeting. Una più riservata dedicata solitamente alle riunioni di area, piccoli incontri di business o colloqui. In questa stanza abbiamo ospitato video interviste di grosse aziende proprio perchè il suo design è di un livello professionale molto elevato e ricercato.

La seconda sala lascia spazio ad eventi, congressi, corsi di formazione e piccoli incontri di networking fino ad un massimo di 40 persone. In quest’area è facile immaginare la presentazione del proprio prodotto ad una platea di clienti o potenziali tali, magari organizzando un collegamento via Skype con la casa madre che si trova fuori dall’Italia, reso possibile dalla Smart TV 70″ disponibile nella sala.

I servizi che offre uno spazio di coworking non si fermano alle singole sale o postazioni. E’ possibile trovare ambienti utili per esigenze che vanno oltre quelle

lavorative. In Coefab, per esempio, abbiamo a disposizione una nursery per poter potare i propri bambini per qualche ora, una palestra e una grandissima SCUOLA DI CUCINA, Corefood, di oltre 400 mq per organizzare un TEAM BUILDING o semplicemente per dilettarsi in un corso utilizzando gli strumenti dei veri chef.

Se poi si è stufi di stare in macchina ore e ore in mezzo al traffico e di girare in cerca di un parcheggio è arrivato certamente il momento di programmare il navigatore su VIA PO 77 CORMANO e venirci a trovare.

Per entrare nella filosofia del coworking bisogna vivere il coworking quindi la migliore OPPORTUNITA’ da cogliere è la prova di una giornata GRATUITA nei nostri spazi.

Vieni a trovarci, la condivisione è la vera anima del Business.

Bambini Corefab education

Il Campus di Corefab&OTB. Divertimento, crescita e amicizia.

La prima parte di Campus di Corefab&Officine Tennis Bresso si è conclusa con la fine del mese di Giugno.

Prima di riprendere con la seconda fase estiva (dal 23/7 al 3/8) è giusto fare il punto della situazione e confrontarci su quello che è stata l’esperienza vissuta fino ad oggi!

In queste 3 settimane abbiamo:

  • conosciuto oltre 65 bambini
  • giocato a tennis per 1.800 minuti
  • impastato 10 kg di farina, imbottito 50 zucchine, realizzato 300 gnocchi, sfornato 130 biscotti
  • programmato robot e realizzato una città su misura per lui
  • costruito strumenti musicali con materiale di recupero
  • giocato con le luci per scoprire che la fotografia cattura immagini inimmaginabili
  • realizzato 6 LapBook per raccontare questa meravigliosa esperienza
  • imparato le tecniche di montaggio viedeo come dei veri videomaker
  • conosciuto 3 civiltà antiche, le loro abitudini e giocato a fare gli archeologi
  • incontrato 50 nuovi vocaboli d’inglese semplicemente giocando, cantando e disegnando
  • fotografato tutto ciò che è verde, giallo e tondo (i temi delle 3 settimane)
  • consumato una decida di cerotti per le cadute e un centinaio di fazzoletti per salutarci

Si potrebbe andare avanti per altrettante settimane ma non basterebbero a descrivere quanto ci siamo divertiti, quanto tutti siamo cresciuti insieme e come è stato bella la prima esperienza di Campus!
Educatori, maestri di tennis, teacher, tutor, archeologa e chef sono concordi nel dire che il progetto è più che riuscito sia in termini di:

  • Coinvolgimento: speravamo di riuscire ad arrivare a 20 bambini alla settimana e abbiamo sempre superato questo numero
  • Educazione: la maggior parte dei bambini ha chiesto di ripetere a casa quanto appreso al campus (ricette, giochi con i robot, esperimenti di archeologia, etc..)
  • Emozione: è inspiegabile quello che si prova quando un bambino il venerdì sera torna indietro abbracciandoti e dicendoti che ha convinto la mamma a fargli fare la terza settimana di Campus!

Tutte le attività proposte durante il Campus diventeranno la grande proposta formativa che abbiamo pensato per i bambini da 0 a 12 anni.

L’estate sarà solo un piccolo momento che anticipa una grandissima programmazione che coinvolgerà piccoli e grandi all’interno di un’offerta didattica pensata per educare e divertire allo stesso tempo.

Ci godiamo le prossime 2 settimane di allegria con i nuovi bambini del Campus Sport&Tech e ci rivediamo il giorno 8 Settembre per festeggiare l’inizio di una bellissima nuova avventura.