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Come scrivere il messaggio di “Out of Office ” durante le vacanze.

5 regole per scrivere al meglio il messaggio di “Out of office” nella vostra casella mail.

Quando andate in vacanza il lavoro “dovrebbe” fermarsi, i pensieri si indirizzano verso i propri cari, la famiglia, il tempo libero e l’unico obiettivo è rilassarsi.

Rilassarsi significa anche staccare dalla vita di tutti i giorni, dai pensieri quotidiani ed evitare di farsi rincorrere dai pensieri legati al al lavoro. Se la tua assenza è stata organizzata per bene allora puoi procedere con l’inserimento del messaggio di “Out of Office” che tutti i tuoi contatti riceveranno automaticamente ogni volta che, durante le tue vacanze, invieranno una mail alla tua casella di posta.

Per far sì che non risulti una mail antipatica con il rischio di abbassare drasticamente la qualità della nostra professionalità, è bene ricordare 5 regole fondamentali:

  1. Indicare chiaramente il periodo di assenza e il giorno esatto in cui si rientrerà operativi, visto che quest’ultimo potrebbe non coincidere con il giorno di fine ferie.
  2. Per molte professioni è necessario indicare un numero di telefono per le emergenze. Può essere quello del collega che non va in ferie o di un centralino che può rispondere in maniera immediata alle prime basilari necessità.
  3. Valutare il proprio pubblico di riferimento ed inserire, se necessario, la traduzione in Inglese del messaggio.
  4. Non limitarsi a dire che si è assenti facendo presupporre che ignorerete ogni tipo di contatto umano ma specificate che avrete limitato accesso alla mail, così da far capire che potrete rispondere ma non tempestivamente.
  5. Evitare qualsiasi forma di ironia se il vostro pubblico non rientra totalmente in questo specifico target. Meglio essere professionali, precisi e brevi.

E’ molto semplice, meglio non scordare queste brevi consigli per evitare di perdere la credibilità su cui avete lavorato tutto il resto dell’anno.

Con la BPO digitalizzare si può, anche in outsourcing.

Parliamo di BPO (Business Process Outsourcing) con il nostro coworker Marco Torti, general manager della SolGem, una realtà nuova di consulenza e servizi, nata nel 2018, ma che affonda le proprie radici negli anni che hanno visto le profonde trasformazioni ed evoluzioni delle metodologie informatiche applicate al più ampio settore dei servizi aziendali.

«Cioè tutti quei servizi che le imprese affidano all’esterno per la dematerializzazione e la gestione della digitalizzazione, conservazione digitale, lettura automatica del dato, back office verticale e specilistico», spiega Torti.

Qualche esempio?

«Per un importante cliente del settore non profit stiamo sviluppando un progetto per la consultazione on line tramite portale documentale dedicato,  di tutti i versamenti effettuati dai donatori; ci occupiamo della scansione del modulo compilato, del bollettino o della ricevuta bancaria, e aggiorniamo l’anagrafica dell’associazione in tempo reale».

Ma come funziona un processo BPO?

«Il Business Process Outsourcing è il processo attraverso il quale un’azienda, generalmente di dimensioni medio-grandi, trasferisce attività gestionali all’esterno affidandole a un partner (outsourcer) altamente specializzato, al fine di manlevare le risorse interne da attività non direttamente orientate al core business aziendale. Ciò si traduce in un forte abbattimento dei costi gestionali ed in una riqualificazione professionale del personale aziendale a funzioni considerate a valore aggiunto». E’ chiaro, allora, il motivo per cui SolGem, che impiega le tecnologie digitali più evolute, è il  partner ideale nella gestione di tutte le attività di back office, data entry, digitalizzazione, customer comunication management. «Per una grande società della ristorazione collettiva stiamo gestendo la campagna di customer satisfaction basata sulla somministrazione di 150.000 questionari che dobbiamo stampare, postalizzare, distribuire alle mense servite e, una volta ritornati compilati, scannerizzare per la lettura ottica dei dati ed elaborare il risultato finale, da fornire al management della società», aggiunge Torti.

Per la consulenza in ambito BPO Solgem è partner di eGlue (70 dipendenti con sede a Segrate), che lavora con le grandi aziende, svariate multiutilities e gestisce la stampa digitale, la postalizzazione massiva e il documento dinamico.

eGlue è specializzata in CCM, cosa significa?

«Il Customer Comunication Management (CCM) consiste nell’insieme delle strategie che migliorano la creazione, la distribuzione, l’archiviazione e il recupero di comunicazioni personalizzate e di comunicazioni di business, siano essi in formato elettronico oppure fisico, scambiati fra aziende e clienti e fra azienda e azienda. La definizione ricomprende comunicazioni i cui contenuti vengono acquisiti da una molteplicità di fonti, vengono trasformati e adattati ai formati resi disponibili dalla tecnologia e sono distribuiti attraverso una molteplicità di canali, quali e-mail, sms, dispositivi mobili, pagine web, social media e stampa».

Intervista realizzata da Daniele Garavaglia – Corefab.

A lezione di Business. Appuntamento con l’Artigiano del Turismo.

Storytelling con l’ amministratore delegato di Mistral Group International, Michele Serra.

Il secondo appuntamento con il format di networking ideato da Corefab in collaborazione con CDO Milano si è tenuto lunedì 18 giugngo nella sala eventi di Corefab.

Ospite del nostro spazio per questa serata è Michele Serra.

L’ imprenditore torinese che ha trasformato il turismo in un’arte degna di un artigiano, ha preso tra le mani una serata di business e l’ha resa uno trai più bei racconti di storia imprenditoriale e soprattutto umana permettendo ai partecipanti di entrare in maniera sottile e molto emozionale, all’interno di un percoso di crescita.

Con un po’ di ironia, si è definito “un intellettuale di belle speranze prestato al turismo” che poi ha finito per conquistarlo. Nelle pagine della sua vita scopriamo un uomo semplice che ha fatto risorgere da un profondo periodo nero l’azienda di famiglia, danto tutto se stesso per affiancare il suocero nel difficile percorso verso la rinascia.

Un percorso basato sulla totale innovazione di una realtà imprenditoriale che doveva necessariamente adattarsi ai cambiamenti di una società in continua e veloce progressione, sempre più condizionata dal trend della digitalizzazione.

Michele Serra nel giro di pochi anni è stato in grado di far risorgere la sua azienda facendola diventare leader tra le grandi concorrenti. Nel 1999 ha dato vita, insieme ad un primo team di amici, che credevano nel progetto, al Quality Group, per traghettare l’esperienza del turismo artigianale nell’era tecnologica.

Esperienza riuscita. Quality group racchiude al suo interno aziende del settore turistico in grado di offire all’utente l’esperenza che desidera, con il supporto di personale in tutto il mondo e la certezza di poter usufruire di un’assistenza di qualità e senza rischi.

Ma l’eccellenza non la si conquista solo nel mercato lavorativo di riferimento. L’eccellenza parte dall’azienda stessa che la promuove e la condivide facendo in modo che ogni singolo lavoratore diventi parte di un team di persone che porta avanti un progetto di qualità.

Michele Serra ci racconta della grande importanza che riveste per lui la scelta del team. Non solo le entità coinvolte nella rete, ma ogni singolo dipendente della sua azienda. Non lascia nulla al caso, non nega mai un colloquio ai candidati da cui riceve il curriculum e questo perchè l’approccio umano è per lui fondamentale.

La formazione interna è tra le priorità verso cui mira e, riferendosi ai ragazzi che si allontanano dallo studio, afferma che

Lì dove non arriva la scuola, l’azienda diventa un presidio educativo

Un racconto dopo l’altro, episodi di vita che si vogliono condividere con tutti i presenti, i quali si ritrovano nelle parole di Serra attraverso un confronto tra domande e riposte che dipingono un quadro umano e imprenditoriale stimolante e replicabile.

La serata si conclude con un aperitivo per riparlare di questa bella storia che ci ha fatto pensare che tutto è possibile, bisogna provarci, occorre saper rischiare.

Questi appuntamenti ritorneranno dopo l’estate. Nuove storie imprenditoriali, nuovi confronti e nuove opportunità.

Coworking Cormano Corefab coworkers

Il team di Dynamica crea innovazione con la simulazione dinamica

Intervista al nostro coworker Andrea Bartolini.

I concetti di digital twin e virtual prototyping stanno entrando molto rapidamente  nel mondo della progettazione industriale: questo è il fulcro dell’attività di Dynamica, società fondata da Andrea Bartolini insieme a specialisti del mondo della ricerca, per sviluppare progetti d’innovazione in ambito modellazione e simulazione dinamica. Incontriamo Bartolini in Corefab, dove la società ha la sua sede operativa:

«La nostra mission è portare le nuove tecnologie di modellazione e simulazione dinamica all’interno nel normale work flow di progetto e sviluppo di nuovi prodotti, o processi produttivi, o sistemi di automazione industriale. Per questo Dynamica è il partner ideale ovunque si voglia creare innovazione per il proprio prodotto o processo produttivo».

In sostanza, la società  si propone come partner per la simulazione dinamica a partire dall’inizio del progetto del prodotto o del processo produttivo, sino al momento in cui devono essere verificate determinate performances, o si deve procedere alla fase della creazione prototipale e del collaudo, fino alla messa in servizio del processo produttivo. E’ interessante notare l’approccio customizzato dell’attività di Dynamica:

«Noi facciamo l’analisi del problema da risolvere o del progetto da realizzare e capiamo che tipo di modello può servire. Valutiamo se sia possibile utilizzare librerie di modelli già esistenti o se bisogna realizzarne ad-hoc. Siamo in grado di progettare le librerie e i modelli con il grado di dettaglio necessario e sufficiente  per il singolo problema o progetto. Una volta realizzato il modello, possiamo effettuare le simulazioni e l’analisi dei risultati, producendo un  report dei risultati ottenuti , oppure possiamo fornire la necessaria formazione ed il successivo follow-up per le prime applicazioni, nel caso in cui l’azienda voglia acquisire in tutto o in parte il know how da noi fornito», spiega Bartolini.

Al di là degli oggettivi aspetti di business, obiettivo di Dynamica è portare know how alle aziende, diffondendo la cultura della modellazione dinamica  come valore aggiunto al work-flow di progettazione e produzione, con una particolare attenzione verso l’utilizzo di risorse e piattaforme open source. In tale ottica Dynamica partecipa all’Open Source Modelica Consortium, che produce una piattaforma open source per la simulazione dinamica in linguaggio Modelica.

Tra i target di Dynamica si annoverano settori industriali molto diversi, in genere aziende interessate a sviluppare innovazione o miglioramenti su prodotti o processi produttivi.  Negli ultimi anni Dynamica è stata impegnata su progetti per la simulazione di grosse reti elettriche di distribuzione a livello nazionale e transnazionale, nello sviluppo di digital twins di sistemi meccanici e oleodinamici, nella simulazione di impianti per produzione di energia a basso impatto ambientale.

«Abbiamo attivato da un anno e mezzo un nuovo filone di ricerca dedicato alla manutenzione programmata o predittiva. Oggi esistono modelli essenzialmente basati sui dati, la nostra idea è affiancare a tali modelli quelli basati sui principi della fisica, in modo da creare una sinergia che permetta, da un lato, di estendere il range di applicazione del modello oltre quello reso disponibile dai dati, e dall’altro di avere una solida base multifisica, a garanzia della solidità dei risultati. Nell’ambito di questo progetto, nel 2017 abbiamo presentato ad SPS-IPC Drives un primo esempio di modello di asse meccanico in grado di girare direttamente su hardware di controllo industriale».

Per saperne di più: Andrea Bartolini, andrea.bartolini@dynamica-it.com, www.dynamica-it.com.

Laptop ufficio liquido corefab

Pillole di GDPR.

Come sopravvivere al prossimo appuntamento con la gestione della privacy.

Il GDPR (General Data Protection Regulation) vedrà la sua piena applicazione a partire dal prossimo 25 maggio 2018.In vista di tale data cerchiamo di riassumere in breve quali sono azioni da attivare per muoversi tranquillamente in questo mare di novità.

La prima cosa da fare, dopo aver letto e riletto tutte le direttive del GDPR, è capire da dove partire. Come capita per le normali azioni commerciali occore analizzare dall’interno  la propria società e quindi chiedersi:

  1. chi è responsabile della sicurezza dei dati personali?
  2. dove risiedono i dati personali delle persone con cui o per cui collaboro?
  3. quando  e come è stato raccolto il consenso dei miei utenti per l’invio di newsletter promozionali?
  4. chi ha accesso ai dati e con che permessi?
  5. quali sono le finalità del trattamento dei miei dati?

Partendo dalla risposta a queste domande possiamo iniziare a muoverci per sistemare ciò che ancora non è stato fatto in maniera corretta e attivare delle procedure in modo che ogni attività rispetti la normativa.

Al fine di riuscire a garantire la tutela dei dati personali che quotidianamente trattiamo è importante quindi predisporre un metodo per gestire il flusso dei dati in modo sicuro. In questo specifico conesto, il metodo efficace parte da alcune azioni fondamentali da cui non possiamo più prescindere:

Avendo individuato chi sono le persone autorizzate al trattamento dei dati occorre provvedere alla loro formazione rendendoli noti dei rischi e responsabilità connesse al trattamento dei dati. La formazione costituisce, quindi, un requisito imprescindibile per poter predisporre qualsiasi tipo di operazione sui dati all’interno delle organizzazioni, imprese e pubbliche amministrazioni.

Dopo aver verificato dove risiedono tutti i dati personali (di dipendenti, clienti, fornitori e utenti) occorre procedure con un aggiornamento delle informazioni raccolte informando gli utenti riguardo le ragioni per le quali l’azienda ha raccolto i loro dati e quali sono le finalità. Naturalmente sarà importantissimo chiarire come sarà possibile revocare il poprio consenso.

Per il futuro occorrerà inoltre predisponendo una modulistica (online o offline) che non abbia al suo interno caselle per il consenso preselezionate. Pertanto, se ad esempio un cliente compila un form online per ricevere la versione prova di un prodotto o servizio, non significa che abbia manifestato anche un consenso implicito all’invio della newsletter o di altro materiale (es. Offerte, sconti etc..) via email o via telefono.

Per quanto riguarda la tutela dei minori, il nuovo regolamento prevede, all’articolo 8,  una regolamentazione specifica indirizzata ai minori di 16 anni la cui offerta diretta di servizi dell’azienda sia indirizzata proprio a questi soggetti. Le aziende pertanto, prima di sottoporre il modulo di autorizzazione, devono conoscere l’età del minore e devono verificare che, chi darà il consenso, sia davvero un genitore ed eserciti la potestà genitoriale.

All’interno di questo intricato processo bisognerà definire tutti i ruoli e le modalità con cui, i soggetti individuate come responsabili della gestione della filiera organizzativa e attuativa, possono operare in tutta tranquillità trasformando di fatto un’adempimento di legge in un vero e proprio processo aziendale dando vita ad un nuovo ruolo aziendale e nuova modulistica obbligatoria che entreranno di fatto nel ciclo di vita aziendale.

Questi sono solo i primi passi da muovere per arrivare al 25 maggio pronti e consapevoli, per tutti i dettagli vi rimandiamo alla guida completa pubblicata sul sito del Garante della Privacy (https://bit.ly/2vUCkpS) oppure, potete contattarci e richiedere la consulenza di un Esperto Privacy.

Lezione di business

A Lezione di Business! Appuntamento con Mr. Panino Giusto

Nasce “A lezione di Business!”

Il primo format targato Corefab.

Il 2018 sta vedendo per Corefab tantissime nuove iniziative dedicate al settore Business. Primo fra tutti il nuovo format di aperitivi di networking interamente organizzati da Corefab e con il supporto collaborativo di Cdo Milano ” A lezione di Business, appuntamento con..”.

Perché un aperitivo di networking? E’ risaputo che davanti a una tavola imbandita si concludono i migliori affari, ma nell’epoca moderna sono gli aperitivi (veloci, informali e golosi) a rendere un appuntamento di business, un’occasione per creare, concludere o sviluppare nuovi affari.

Abbiamo così deciso di lanciare il nostro periodico incontro di networking con un titolo che è anche una simpatica provocazione: “A Lezione di Business! Appuntamento con…”.

Naturalmente non abbiamo né la pretesa, né la superbia di voler insegnare la professione ai nostri ospiti ma ci piace pensare che, attraverso il racconto di storie imprenditoriali importanti, si possano mettere le basi per la costruzione di un percorso che sia in grado di crescere nel tempo.

Durante la prima serata abbiamo avuto l’onore di poter ascoltare la testimonianza di Antonio Civita, Ceo di Panino Giusto, l’azienda italiana riconosciuta per il suo indiscutibile panino italiano, che racchiude in se’ tutta l’eccellenza del nostro Belpaese.

E’ dall’idea di esportare la cultura dell’italianità del panino come simbolo del nostro territorio, che nasce la storia imprenditoriale di un giovane uomo con una grande e instancabile curiosità.

Già ventenne alla guida di un team di 100 dipendenti, Civita ha illustrato la sua idea di impresa attraverso il percorso che porta il “panino milanese” a diventare il simbolo della cultura culinaria nostrana in tutto il mondo.

I valori legati al prodotto, la ricerca dell’eccellenza qualitativa e la continua coerenza con il know how italiano hanno trasformato un pasto frugale in un’esperienza di gusto.

L’organizzazione interna diventa la chiave per la realizzazione di processi automatizzati semplici e funzionali, mentre la costante ricerca della formazione del personale caratterizza una cultura dell’eccellenza che porta i valori del prodotto all’interno di un team di professionisti su tutti i livelli.

La serata ha visto l’avvicendarsi di domande da parte dei colleghi imprenditori incuriositi dal progetto, concludendosi poi con un ricco aperitivo che ha permesso a tutti di poter avere un confronto costruttivo tra i presenti.

Gli appuntamenti con “A lezione di Business!” sono solo all’inizio e ritornano a fine giugno con la storie d’imprenditoria femminile.

ragazzo che lavora in ufficio coworking Cormano

Corefab – L’Innovazione è Accessibile

Il modello FIND YOUR DOCTOR per le PMI.
Fare innovazione significa sì realizzare qualcosa di nuovo, ma anche trovare modi nuovi per fare meglio quanto già consolidato. Affrontare problemi irrisolti, migliorare la qualità portandosi alla pari con le conoscenze nel proprio settore.
Per farlo sono necessarie risorse finanziarie e umane che non sempre è facile raggiungere, ma che pure sono disponibili per le imprese. Ne parliamo in Corefab con il Consorzio C2T e Find Your Doctor, specializzati nel supportare l’innovazione in impresa, rispondendo insieme al bisogno di prospettive dei ricercatori che oggi non trovano un futuro nelle università italiane.
Programma del seminario
Introduzione ai lavori, a cura di Chiara Marelli (Corefab) ed Eva Ratti (Find Your Doctor).
Strategie, criticità ed esperienze nell’innovazione del manifatturiero, con testimonianze di Tiberio Roda (Trafilerie San Paolo), Angelo Belgeri (Airoldi & Belgeri), Emanuele Fratto (Noltec Europe), Fabio Massimo (Aesse.net), Stefania Grandi (Nam).
Come rendere accessibile e sostenibile l’innovazione per le pmi, con interventi di Mauro Gattinoni (Api Lecco), Gualtiero Cortellini (Consorzio C2T), Stefano Binda (CNA Milano), Davide Lecchi (Toyota Academy). Conclusioni di Remo Marelli (Corefab).
Modera Daniele Garavaglia, direttore Voxfabrica.it.

Con il patrocinio di CNA Milano

Workshop GRATUITO aperto a imprenditori, startupper, PMI

Presentazione case history del modello FIND YOUR DOCTOR, con testimonianze di imprenditori che hanno creduto nel dialogo diretto ricerca-impresa per fare innovazione.

Una opportunità da cogliere. E l’Italia non è svantaggiata

Alla Beretta di Gardone. Un sito che è un paese. Cento mila metri di fabbrica, ponti che attraversano strade e il Mella per tenere tutto insieme, un poligono di prova che va sotto la montagna. In 800 al lavoro. Una fabbrica che dà il senso a questa parola: capannoni, magazzini, macchine, uomini e donne. Tanti. Uno spettacolo ormai raro da vedere.

Pulita a specchio. Con Franco Gussalli Beretta, cui fanno capo le attività industriali del gruppo, parliamo di 4.0, delle nuove tecnologie che sono arrivate e arriveranno. La Beretta è stata fra le prime a misurarsi sulle nuove frontiere. Camminare in azienda dà l’idea di come dovrebbe essere una fabbrica che, pur lavorando acciaio (si arriva a 1600 e passa fucili al giorno) è pulita a specchio, razionale, ordinata, composta, persino col giardino interno. Ed è, contrariamente anche a quel che io pensavo, una fabbrica abbastanza aperta considerando qual che qui si produce. E’ importante dirlo: non è un promo, è una disponibilità che anche altre aziende potrebbero cogliere: capire e vedere com’è una fabbrica avanzata non è impossibile.

È un mondo. Una fabbrica che è un mondo, che tiene insieme la meccanica più avanzata, la tecnologia ottica da primato (c’è una macchina, il Metroton, che fa la tac a legno ed acciaio in 90 minuti, prima servivano 21 giorni. E’ disponibile, parentesi nella parentesi, anche per le aziende associate ad Aqm).

Quel che c’è di avanzato qui lo usano: progettazione digitale, prototipi con stampanti 3D, produzione robotizzata, i centri Gap della Stain a controllare ogni centro di lavorazione, c’è il Crm che è poi il sistema con il quale ci si relaziona con i clienti.

Fabbrica cieca? «Abbiamo quasi tutte le sigle – commenta sorridendo Franco Beretta. Vero è che siamo un po’ a macchia di leopardo ma arriveremo a completare il tutto. Adesso tutto questo insieme di sigle, questa montagna di dati sparsi fra fabbrica ed uffici dovremo metterli insieme. Analisi ed analisti supportati dall’intelligtenza artificiale. E’ l’obiettivo prossimo».

Basta, fine della storia, siamo alla fabbrica cieca…

«No, nel modo più assoluto. Quel che cambiato è il modo di lavorare, servono nuove figure professionali, serve più qualificazione, questo sì. Ma la fabbrica non sarà mai cieca. Quel che abbiamo sin qui fatto lo dimostra. Certo, serve il coraggio e la determinazione ad investire nelle persone e a dar loro gli strumenti per crescere. Sono ottimista, per noi e per l’Italia».

Ma sbagliamo… Diciamocelo: non siete poi in tanti… «Sbagliamo. La capacità di fare industria dell’Italia è seconda a pochi. Certo c’è la Germania, il Giappone, forse la Corea ma poi ci siamo noi. Adesso assistiamo al fenomeno del reshoring, delle produzioni che rientrano, soprattutto negli Usa. E’ una opportunità per le nostre aziende per investire sul più grande mercato del mondo. Dobbiamo essere consci del nostro valore. L’Italia è un formidabile costruttore di impianti industriali. Tutti lo riconoscono. Guardi la nostra fabbrica: la stragran parte sono macchine italiane».

Fonte: Giornale di Brescia